Ventotene è diventata una delle mete dei miei sogni da quando mia madre mi regalò una raccolta di racconti dicendomi che proprio lì, sulla più piccola delle isole Pontine, c’era una libreria che mi avrebbe fatto impazzire. Quest’estate sono finalmente riuscita ad arrivarci e devo dire che mia madre – come sempre -aveva ragione.

Storia e bellezza: è difficile capire, per chi non vi abbia mai messo piede, come un luogo così piccolo possa racchiudere così tanto dell’una e dell’altra. Pandotéira, colei che dona più di ogni cosa: questo il nome che le diedero i Greci e anche loro avevano spesso ragione.

Ventotene si trova nel cuore del Mar Tirreno, un’isola dell’Arcipelago Pontino che è meta vacanziera, ma che non si è mai arresa alle regole invasive del turismo di massa e della mondanità. Un piccolo paradiso di tufo che porta addosso i segni di epoche lontane e recenti, un angolo di Mediterraneo privo di discoteche e villaggi turistici, laddove un giorno Altiero Spinelli immaginò l’Europa unita, dove Nanni Moretti fece iniziare “La messa è finita”, e dove Paolo Virzì ambientò “Ferie d’agosto”. Una terra appartata, austera e gentile, che sa far innamorare con semplicità chiunque vi si approcci.

Dimenticate il caos di Ponza, ma non l’acqua meravigliosa di Palmarola e perdetevi alla scoperta delle sue calette. Ventotene però merita una visita non solo per la bellezza delle sue spiagge, specialmente se questo ottobre continua a darci l’illusione che l’estate non sia ancora del tutto finita.

In pochi lo sanno ma su  questa piccola isola delle Pontine si trova il primo Museo della Migrazione e Osservatorio Ornitologico in Italia (nonché uno dei pochissimi esistenti a livello europeo) risultato degli sforzi di ricerca e di monitoraggio ornitologico svolti a Ventotene da ricercatori e inanellatori volontari nel corso di oltre vent’anni. Sarà possibile così scoprire, ad esempio, come fanno a raggiungere Ventotene dal Nordafrica uccelli del peso di pochi grammi, che hanno battuto ininterrottamente le ali 15 volte al secondo per oltre 10 ore; come fa una Sterna artica a migrare, nel corso della sua vita, per una distanza pari a due volte quella che separa la Terra dalla Luna; come fanno a orientarsi nella notte uccelli che per tutto l’anno vivono una vita esclusivamente diurna. E se il birdwatching non è il vostro forte, ma amate immergervi nella storia non temete, perché di certo non potrete annoiarvi.

villa-giulia

Sono molte infatti le testimonianze di tipo archeologico da poter visitare. Dal Museo Storico Archeologico alla Peschiera Romana e la Cisterna dei Detenuti, ma prima fra tutte è sicuramente Villa Giulia di Punta Eolo. Edificata in epoca romana come residenza imperiale, la villa è poi passata alla storia come luogo in cui le imperatrici venivano mandate ad espiare colpe (anche non commesse) nel luogo da sogno che gli uomini di potere avevano a disposizione per trascorrere periodi di distensione e di svago in una località non troppo lontana da Roma, ma abbastanza distante per staccarsi dalle cure giornaliere dell’impero. Tre le grandi esiliate a Villa Giulia: la figlia di Augusto, Giulia, che diede il nome alla villa, Agrippina esiliata da Tiberio nel 29 d.C. e infine Ottavia, moglie di Nerone. I resti della villa, sono un tristemente perfetto promemoria della capacità umana di far soffrire anche in paradiso.

Ma le mogli degli imperatori non sono state le uniche ad essere esiliate e imprigionate sull’isola. Ventotene è stata a lungo una terra di confino. I Borboni vi avevano costruito una colonia penale, sulla vicina isola di Santo Stefano, carcere oggi visitabile che ha visto imprigionati nelle sue celle numerosi personaggi storici tra cui anche l’anarchico Gaetano Bresci. Durante il fascismo, nel carcere furono rinchiusi molti oppositori del regime, tra questi Pertini, Scoccimarro e Pugliese.

(Il carcere di Santo Stefano)

Il tempo però è passato e Ventotene e i suoi abitanti dal 1965 (anno di chiusura del carcere) si sono costruiti un nuovo futuro, rifuggendo l’immagine di luogo-prigionia che ha accompagnato per troppo tempo la storia dell’isola. Con la finalità di tutela e rilancio del patrimonio storico, artistico e ambientale di Ventotene, attraverso la cultura, per affermare la vocazione isolana di centro internazionale da cui tutto è cominciato e può ricominciare, è nato cinque anni fa il festival letterario Gita al Faro. Nove scrittori vengono così invitati a trascorre una settimana sull’isola per scrivere un inedito ispirato a e da Ventotene. La settimana del festival prevede passeggiate alla scoperta del territorio e del suo patrimonio artistico, culturale, storico e sociale, presentazioni, un laboratorio di scrittura con i bambini della scuola media dell’isola e momenti di condivisione e confronto fra gli scrittori intorno alla letteratura, alla cultura in genere e al suo ruolo contemporaneo, echi lontani dei circoli letterari e intellettuali di altra epoca.

ventotene-2

E indovinate un po’? I racconti inediti del festival vengono poi racchiusi in un libro: L’isola delle storie. Sì, proprio quello che mi aveva regalato mia madre e che potrete trovare anche voi andando a Ventotene a visitare L’ultima spiaggia, la piccola libreria di Fabio Masi (che ha aperto anche un’omonima casa editrice) nella piazzetta principale dell’isola. Niente souvenir e gingilli, ma solo libri scelti con cura, in pieno stile di Ventotene.

Scoprite Ventotene, difendete il suo modo di fare turismo e, se potete, comprate un libro de L’ultima spiaggia e visitate l’isola proprio durante il Festival Gita al Faro. Perché promuovere la cultura nel nostro Paese è ancora possibile, anzi è un dovere: rappresenta il nostro contributo nel progettare il futuro e nel rendere gli uomini aperti e liberi, senza più confini.

 

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