Emis Killa fa parte di quella generazione di rapper italiani nati nel post Fabri Fibra. Io credo di non aver mai ascoltato una sua canzone, per dire. Di Fabri Fibra Tranne te e Rap Futuristico, abbestia. Siamo generazioni diverse, io ed Emis.
Mia sorella invece ha 15 anni e per qualche anno ha fatto i compiti guardando la foto di Emis Killa, ha implorato di essere portata al concerto di Emis Killa e poi ha cantato le sue canzoni sotto al palco, felice. Lei e i suoi amici.

Emis Killa ha appena presentato il suo nuovo disco, Terza Stagione, che contiene 3 messaggi in segreteria, un brano sulla fine di una storia tra una donna e un uomo che non se ne capacita.

Il testo, e giuro che non c’è bisogno di contestualizzare – ma se volete la versione integrale è qui – dice, per esempio:
“Volevo abbassare le armi ora dovrò spararti
Non mi dire di calmarmi è tardi stronza
Fanculo il senso di colpa non ci saranno sbocchi
Voglio vedere la vita fuggire dai tuoi occhi
Io c’ho provato e tu mi hai detto no
E ora con quella cornetta ti ci strozzerò”.

Mentre sui social infervora il topic trend sui Renzi a cena dagli Obama, sugli abiti che la consorte nostrana indossava, e mentre i rosiconi – sempre online – si accaniscono su Bebe Vio, campionessa Paralimpica di Rio 2016, qualcuno si è anche accorto del testo di Emis Killa sul femminicidio, il collettivo femminista di Ri-Make per esempio, e Panorama, al quale il rapper ha risposto:

“Questo è il mio modo d’artista di raccontare una storia. Come se fossi un regista che gira un film. Non significa che quella storia sia autobiografica. Chi non conosce il rap ha forse pensato erroneamente che fossi io il protagonista. Ma questo è storytelling. Lo fa anche Eminem in Stan. Mi dispiace per il fraintendimento ma questa è ovviamente una canzone contro la violenza sulle donne.”

A me questa risposta paracula fa incazzare il triplo.

Non si può usare la carta della licenza poetica,
non si può se la notizia del giorno è di una ragazza, l’ennesima in Argentina, drogata, stuprata e impalata,
anzi, leggete e non dimenticate:
“La ragazzina era stata imbottita di droghe (cocaina e cannabis) fino all’incoscienza, stuprata ripetutamente da almeno due uomini, torturata e poi impalata fino alla morte.” – Corriere della Sera.

Non si può se il suo pubblico adorante è quello dei prossimi adulti, quello che al suo prossimo concerto canterà con lui “Ma preferisco saperti morta che con un altro”. Non c’è una voce di lei, non c’è una voce di un amico che dice fanculo fratello / lascia stare quel martello / manco ai tempi della Bibbia / cazzo io ti porto a Rebibbia (questa l’ho inventata io): non c’è niente, solo quella roba di un maschio frustrato che viene scaricato e l’unica cosa che gli viene da fare è minacciare di morte la sua ex ragazza, così, asciutto.

Non si focalizza l’attenzione del pubblico in questo modo, senza contestualizzare, su un tema così drammatico. Lo avrebbe fatto se avesse voluto accendere i riflettori sulla pedofilia? Avrebbe scritto di uno che prima guarda i bambini un po’ sui siti e poi ne rapisce uno e lo sevizia? No.
In questo modo si cattura l’attenzione su se stessi, tutt’al più. E nessuno ha pensato che fosse una sua vicenda personale, né tanto meno fosse un incitamento voluto al femminicidio, ma un incitamento sprovveduto sì. Che è peggio uguale.

Non si può “sì ma Eminem l’ha fatto”, Stan era una canzone un po’ più complessa di ‘sta cacata misogina di Emis Killa.
E questo non è storytelling ciccio, questa è ignoranza capitalista maschilista sessista violenta e pericolosa.
Ovviamente.

Dall’inizio del 2016 in Italia oltre 80 donne sono state uccise dai propri compagni o ex-compagni, oltre a circa 15 stupri al giorno, il 61% dei quali commessi da uomini italiani.

Emis, ti sembra il momento di fare il raffinato?

Il 26 novembre 2016 a Roma è indetta una manifestazione contro la violenza sulle donne, andiamo per favore.
Ma non solo andiamo, educhiamo i nostri figli maschi a non essere codardi, insegniamo alle nostre figlie l’orgoglio,
impariamo a urlare i nostri no,
uomini, imparate a non metterci al secondo posto,
insegniamo ai nostri uomini a non metterci mai al secondo posto,
impariamo a non farci mettere mai al secondo posto da nessuno.

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  • E’ proprio questo il punto: l’educazione. Bisogna insegnare alle nuove generazioni il rispetto per l’altro, per le sue scelte. Bisogna insegnare ai futuri uomini il rispetto per la propria compagna, madre, nonna, zia, sorella, vicina di casa, insegnante. Bisogna insegnare che un NO è un NO, non ci sono interpretazioni. Che una donna è libera di scegliere a prescindere dalle imposizioni sociali e culturali; che se non sta più bene con te se ne va e a te non resta che accettarlo (e magari fare un esamino di coscienza che fa sempre bene); che se una donna è più in gamba di un uomo è giusto che abbia una posizione lavorativa adeguata, senza lo spauracchio di un possibile licenziamento in caso di maternità.
    E l’educazione viene anche e soprattutto attraverso la comunicazione di massa. Perciò, mio caro Emis Killa (è la prima volta in vita mia che ti sento nominare) cerchiamo di trovare un modo più educativo di fare musica e poesia.

  • Beh, se ascoltavi Fabri Fibra “abbestia” ti ricorderai che il tipo cantava anche cose così:
    “Questa classica sfigata che va in cerca di attenzione e finirà un giorno stuprata nel bagno della stazione, così ‘sta ritardata dopo i primi due cannoni si addormenta e non si accorge che le tolgo i pantaloni”; “Le ragazze sono così, sono tutte molto strane, si dividono in due gruppi: le mignotte e le puttane”; “Ma se incontro la mia ex incinta le auguro un aborto/E se invece c’ha già un figlio con un noviligurino/
    Entro in casa dal giardino/Uccido lei con il bambino” (Gonfio così)
    “Ho 28 anni ragazze contattatemi scopatemi/e se resta un pò di tempo presentatevi/non conservatevi datela a tutti anche ai cani/se non me la dai io te la strappo come Pacciani/io fossi nato donna ascolterei madonna/vestirei senza mutande ovunque e sempre in minigonna” (Su le mani) 
    “Giro in casa con in mano questo uncino/ ti ci strappo le ovaie e che cazzo me le cucino” (Venerdì 17)
    Niente da dire, pura poesia…

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