Il 29 settembre è uscito Sirens, secondo ep del dj-compositore-re dei morphing-ventiseienne prodigio cileno-statunitense Nicolas Jaar.

Nei giorni precedenti all’uscita dell’ep l’unica possibilità per ascoltare Sirens era sintonizzarsi virtualmente su The Network, progetto multimediale creato dall’etichetta di Jaar, Other People e dove il dj ha inserito diverso materiale inedito (che bellezza) tra i  334 canali navigabili presenti. Per la cronaca: Sirens è sul canale 333.

Sventola una bandiera. Poi lo schianto. Schegge di pianoforte e vetro riempiono l’aria e illuminano Killing Time, la prima stanza di casa Jaar.

Sirens è un lavoro per certi versi più personale del precedente Space is Only Noise.

La copertina dell’ ep è un’opera del padre di Nicolas, l’artista Alfredo Jaar.

Dalle tracce affiorano audio ricordi privati, come le voci di Nicolas Jaar bambino e del padre che sul finale di Leaves gli chiede (quando si dice il destino): ”Pongamos un poco de musica y bailamos?”. “Mettiamo un po’ di musica e balliamo?”. O come nella quarta traccia dell’ep, No, in cui Jaar canta in spagnolo un ritornello mantra, una frase, Ya dijimos no, pero el sì està in todo, presente anche sulla copertina di Sirens. Si riferisce al plebiscito cileno del 1988, referendum in cui il popolo mise fine alla dittatura di Augusto Pinochet: per dire “sì” alla democrazia i cileni votarono “no”. Diciamo di no, ma il sì è in ogni cosa”.

Sei brani per un ep che gioca con i bpm e attraversa generi diversi – dal jazz al punk, dal rock alla drum’n’bass – riuscendo a farli convivere (abbastanza) pacificamente tra loro.

Nicolas Jaar in Sirens fa suonare strumenti distorti ad arte, arpe, meraviglie spremute dai sintetizzatori e tanto altro ancora. Quanto basta per perdersi, stare a pancia all’aria galleggiando in un mare di suoni. E se a un certo punto non capisci più se sono cori o fisarmoniche, se è un rullante o l’eco di un incudine vuol dire che va tutto bene.

Sirens

Label: Other People


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