Poche cose sono protagoniste delle polemiche quotidiane nelle città di tutto il mondo come le buche. Lamentarsi della manutenzione delle strade è un vero evegreen, un po’ come parlare del tempo in ascensore con un nostro condomine che conosciamo poco.

A Genova, nelle scorse settimane, lo street artist francese Ememen ha voluto regalare non solo un segnale del suo passaggio, ma anche un’occasione per guardare la realtà, piena di fratture, con occhi diversi. In via Corsica ha riempito una cavità di un marciapiede con piastrelle multicolori che ricordano la maschera di Arlecchino.

“Spero che il mio lavoro possa portare ad una riflessione sul modo corrente di organizzare luoghi pubblici, su come preservare le aree pubbliche, e anche su ciò che ciascuno di noi può portare alla comunità”, ha detto in un’intervista.

E qua davvero non si tratta solo di banali – per quanto fastidiose – buche.

La tecnica dell’artista francese ricorda molto quella giapponese del Kintsugi, l’arte di riparare oggetti danneggiati con metalli preziosi. Sì, avete capito bene: oro al posto della colla. La rottura di un oggetto non ne rappresenta più la fine. Le sue fratture diventano trame preziose. Si deve tentare di recuperare, e nel farlo ci si guadagna. È l’essenza della resilienza.

E la differenza è tutta qui: occultare l’integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione?

kintsugi

Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe.

Spaccatura, frattura, ferita sono percepiti come l’effetto conseguente di una colpa, perché il pensiero dominante ci ha addestrati al dualismo: o è intatto, o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno. E se qualcosa si rompe difficilmente può tornare insieme, figuriamoci se addirittura può diventare più prezioso o più bello.

Il Kintsugi e l’opera di Ememen ci riportano invece all’evidenza di ciò che al contrario è davvero la vita: integrità e rottura insieme.
Il dolore fa parte della nostra quotidianità, certo. E ovviamente non piace a nessuno. Ma pensateci, quante volte, nonostante vi siate sentiti a pezzi, con il passare del tempo, e magari con le cure di qualcuno a voi vicino, vi siete poi resi conto, che proprio quel dolore vi ha reso più saggi? Quante volte più forti?

Il dolore fa due cose: ti insegna e ti dice che sei vivo.

I giapponesi sottolineano in oro questo concetto da secoli, Ememen con i colori di Arlecchino.

E voi? Scegliete il vostro colore, il vostro personalissimo kintsugi. E ricordate, anche se avete qualche crepa, non siete rotti. Siete un’opera d’arte.

 

 

 

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  • EVVIVA!! sono assolutamente conquistato dal kintsugi!
    Ho trovato il nome che definisce quello che ho fatto da sempre (senza materiali preziosi) per “conservare” le cose che non volevo perdere!
    Grazie Pollyanna!

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