Utopia – La trama all’osso: Utopia è una serie tv, un thriller cospirativo che racconta la storia dei cinque possessori del sequel di un graphic novel The Utopia Experiments, il quale contiene delle informazioni segrete su una potenziale arma di distruzione di massa. Essi sono il bersaglio di una pericolosa organizzazione chiamata The Network, capeggiata dal misterioso Mr. Rabbit, che tenterà con qualsiasi mezzo di procurarsi il manoscritto e conoscere il segreto di Utopia. L’obiettivo del Network è anche quello di trovare Jessica Hyde, una ragazza fuggitiva che si unirà presto al gruppo dei protagonisti e che sembra essere di vitale importanza per l’organizzazione. (Da Wikipedia)


Intediamoci: io amo il cinema, ma ci sono serate in cui è troppo più bello mettersi sotto il piumone e seguire vicende ben scritte, ben dirette e ben recitate – nessuna fregatura quindi -, insomma altissima qualità, per di più a costo zero. Sì, sto parlando delle serie. E tra queste Utopia, ideata e scritta dal noto drammaturgo britannico Dennis Kelly per HBO, è un vero gioiellino, anzi di più, ha l’eccellenza e l’eccezionalità della fuoriclasse.

Prima di parlare del suo valore però non voglio illudere, metto le mani avanti: è un piacere intenso che dura poco, lo spazio di due serie da sei puntate della durata media di 50 minuti ( tempo perfetto!). Perché non ci sia stata una terza serie dopo le due girate nel 2013 e 2014 non si sa (in realtà era circolata notizia di un remake americano diretto da David Fincher ma pare che produzione e regista non si siano accordati sul budget).

Utopia ti stordisce come quando incontri una persona di grande carattere e charme; è carica e densa, sotto molti aspetti. Ad esempio 1.Il titolo: U t o p i a. In una sola parola, tràc ti riporta subito al genere utopico e distopico (tradizionalmente frequentato nella letteratura inglese) e ti orienta subito.  2.La fotografia (esaltante!): satura, colorata, piena di gialli limone, di verdi brillanti, di blu elettrici, rossi e arancioni, un acido insomma. 3.La trama: molto articolata, un puzzle da 1000, di cui a poco a poco leggiamo la figura generale, suspence. 4.I personaggi: con tratti da maschera, sono comunque umanissimi, empatia. 5.Crudezza: si sceglie di fare vedere scene cruente e al limite della crudeltà, tachicardia e vividità. 6.Utopia è in fondo in fondo una provocazione enorme per tutti noi che viviamo all’ epoca dello riscaldamento globale reale. Sbàm.

Utopia (attenzione si legge con l’ accento sulla “o”, all’ inglese) ti cattura e rilascia endorfina. Ti senti dentro ad un complotto internazionale che nessuno sembra vedere. Conosco persone che mentre seguivano la serie davvero hanno iniziato a non distinguere la finzione dalla realtà. Uno degli aspetti più impressionanti è proprio la manipolazione della realtà. Cosa è vero?

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Al centro della storia la graphic novel The Utopia Experiments e il suo sequel, esistente in un solo esemplare, scritto e disegnato dallo scienziato genio, poi diventato folle, Philip Carvel. Cinque (per diverse ragioni) accaniti fan di The Utopia Experiments si mettono in contatto su internet perché uno di loro è venuto in possesso del sequel: intendono visionarlo e scambiarselo. Questa la partenza, tutto il resto è fuga.

In atmosfere a metà tra Grande Fratello e Matrix (anche qui c’ è un coniglio da seguire e da trovare) la prima serie è tutta adrenalina con ritmo MAI calante, anche grazie ad una colonna sonora s u p e r l a t i v a (di cui dirò). Il basso continuo della fuga è la domanda-tormentone: “Who is Jessica Hyde?”. Vedere per capire.

La seconda serie, stessi personaggi, stessa vicenda, varia il ritmo serratissimo orizzontale con flashback che sullo spettatore fanno un effetto “svarione”. Anche qui vedere per credere, e soprattutto, lo spettatore italiano si sentirà particolarmente coinvolto.

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Utopia finisce e ne vorresti sapere ancora. È spietata a tratti, è spiazzante perché tutti mostrano ad un certo punto un lato controverso o inaspettato o a volte persino cattivo, ma niente che non sia comprensibile umanamente.

Psichedelica, ci fa vedere doppio, ci mostra il complotto, ci fa diventare complottisti e poi no, ci fa diventare spietati, ci fa diventare empatici.

A sostegno di ciò, dialoghi serrati e a volte surreali, silenzi al momento giusto e una musica importante quasi quanto un personaggio, fatta di campionature elettroniche e suoni al limite del gradevole, più facile a sentirsi che a descriversi. Eccola qui, firmata dal talentuoso Cristobal Tapia de Veer.

Anche la regia è non convenzionale (si alternano Marc MandenWayne Che YipAlex Garcia LopezSam Donovan): primi piani sì, ma anche inquadrature larghe e fisse che creano quadri surreali, solo in apparenza quieti, caratterizzati sempre da un elemento straniante. Le simmetrie vengono interrotte da un elemento di disturbo. I colori sono sempre in contrasto e conflitto.

E gli attori! Quanto mi piace quando gli attori sono proprio giusti per i personaggi e non viceversa. Quanto mi piace vedere delle facce vere e non omologate, facce strambe, asimmetriche, imperfette, espressive (ad esempio per tutti Philip Carvel/Tom Burke, un mix tra Orson Welles ed Emile Hirsch). Sono attori inglesi, scozzesi e irlandesi, alcuni noti al pubblico inglese (vedi Leslie Rose del Trono di Spade), ma non tutti. Il casting è da dieci e lode. Con il plus che sono pure tutti bravissimi. Impazzisco quando vedo dei bravi attori che fanno benissimo il proprio lavoro. Non li cito tutti, proprio perché tutti sarebbero da menzionare per righe e righe e righe.

Credo che gli elementi per cominciare siano sufficienti. Anzi l’ ultimo: amerete il crudelissimo, insostenibile killer Asby. Strano?  Cominciate da qui e le cose andranno come vi dico.

 

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