Wisława Szymborska è nata il 2 luglio del 1923 a Kórnik, in Polonia, ha fatto molte cose ed è vissuta in molti posti, ma tradurre la sua vita in un elenco di date-luoghi-eventi sarebbe del tutto in contrasto con quello che resta dopo aver letto le sue poesie (per di più, nel 1996, lei il Nobel per la Letteratura lo ha ritirato, allora capite bene che non c’è nessuna notizia sensazionale).
Le poesie di Wisława Szymborska sono un regalo, sono una pillola da prendere all’occorrenza, o anche tutti i giorni: sono poesie che ci ricordano di lasciarci in pace ogni tanto.
Perché la lingua in cui ci parlano tutti i giorni, non è quella giusta per noi.
Non è giusta, ma siamo bravi: cortocircuito.

Ecco che allora ogni tanto dovremmo smettere di parlarla e, rimasti in silenzio, lasciare che le cose ritrovino il loro equilibrio.
Stamattina potreste leggere Scrivere un curriculum per decidere, tra quelle scartate e quelle scritte, quali siano le informazioni su di voi che vorreste vi raccontino.

E domenica potreste leggere Il 16 maggio 1973, per ripensare ad una delle tante date che non vi dicono più nulla senza provare l’angoscia di vivere una vita vuota e non p e r f o r m a n t e, perché ci si può perdere e ritrovare in un frullo che si leva tra i rami della memoria.

Scrivere un curriculum
da “Vista con granello di sabbia
Che cos’e’ necessario?
È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.
È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.


Il 16 maggio 1973
da “La fine e l’inizio”
Una delle tante date
Che non mi dicono più nulla.

Dove sono andata quel giorno,
che cosa ho fatto – non lo so.

Se lì vicino fosse stato commesso un delitto
– non avrei un alibi.

Il sole sfolgorò e si spense
Senza che ci facessi caso.
La terra ruotò
E non ne presi nota.

Mi sarebbe più lieve pensare
Di essere morta per poco,
piuttosto che ammettere di non ricordare nulla
benché sia vissuta senza interruzioni.

Non ero un fantasma, dopotutto,
respiravo, mangiavo,
si sentiva
il rumore dei miei passi,
e le impronte delle mie dita
dovevano restare sulle maniglie.

Lo specchio rifletteva la mia immagine.
Indossavo qualcosa d’un qualche colore.
Certamente più d’uno mi vide,

Forse quel giorno
Trovai una cosa andata perduta.
Forse ne persi una trovata poi.

Ero colma di emozioni e impressioni.
Adesso tutto questo è come
Tanti puntini tra parentesi.

Dove mi ero rintanata,
dove mi ero cacciata –
niente male come scherzetto
perdermi di vista così.

Scuoto la mia memoria –
Forse tra i suoi rami qualcosa
Addormentato da anni
Si leverà con un frullo.

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