Le elezioni del 45° presidente degli Stati Uniti d’America si terranno il prossimo martedì 8 novembre.

Senza farci annichilire dai sorrisi della Clinton, tralasciando il mistero del pantoneTrump, cerchiamo di capire: come funzionano?

Partiamo dalla data, che non è casuale. Infatti, il Congresso (organo legislativo federale americano) nel 1845 stabilì che il giorno delle consultazioni presidenziali, il così detto Election Day, dovesse essere lo stesso per tutti gli Stati e lo individuò nel primo martedì successivo al primo lunedì di novembre.

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Ma se votano tutti insieme, cos’è l’Early Voting di cui tanto si sente parlare? Partiamo dal presupposto che il martedì non è certo il giorno più comodo per votare (noi per esempio lo facciamo durante il fine settimana), ma venne stabilito in tempi non sospetti, quando la domenica era dedicata a Dio, il mercoledì si faceva il mercato e a novembre erano tutti abbastanza liberi avendo finito il raccolto il mese prima.

Attraverso l’Early Voting si permette ai cittadini di votare anticipatamente rispetto all’Election Day, aumentando così la partecipazione dell’elettorato. Infatti, ogni Stato può decidere secondo proprie regole se concedere la possibilità di votare in anticipo, nei seggi o per posta. Secondo il sistema normalmente utilizzato l’elettore richiede un’apposita scheda elettorale per il voto anticipato, la riceve per posta e la rispedisce negli uffici elettorali – che sono a livello di contea – anche mesi prima dell’Election Day. A questo punto il voto viene registrato attraverso una complessa procedura che garantisce l’anonimato. In altri casi, il voto anticipato può avvenire di persona. Al di là delle diverse regole su modalità e termini dell’Early Voting, la comunicazione ufficiale dei risultati avviene per tutti gli Stati dopo la chiusura dei seggi nell’Election DayL’Early Voting in 31 Stati è sempre permesso, in 16 mai, mentre negli altri è richiesto un impedimento che lo giustifichi.

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Le iscrizioni alle liste elettorali. Per votare i cittadini americani devono aver compiuto 18 anni, ma a differenza di quanto avviene in Italia, il compimento della maggiore età non comporta automaticamente l’iscrizione nelle liste elettorali, presupposto indispensabile per esercitare il diritto di voto. Quindi, il cittadino americano maggiorenne e con la ‘fedina penale pulita’ deve iscriversi autonomamente alle liste elettorali indicando la propria preferenza per un partito, o come indipendente. È un sistema molto criticato, perché permetterebbe un controllo della popolazione ammessa al voto, dato che le leggi statali spesso prevedono la presentazione di una documentazione complessa che allontanerebbe la popolazione meno istruita. L’indicazione della preferenza in sede di registrazione non preclude di votare diversamente alle elezioni presidenziali, ma permette all’elettore di partecipare alle elezioni primarie del partito indicato. Le elezioni primarie consentono al cittadino di scegliere chi all’interno di un partito debba concorrere alle elezioni presidenziali. Infatti, i candidati a sostituire Barack Obama (giunto al termine del secondo mandato), Hillary Clinton e Donald Trump, sono stati scelti all’interno dei rispettivi partiti, democratico e repubblicano, attraverso le elezioni primarie e i caucuses (un sistema di voto palese che avviene  all’interno di un’assemblea, una sorta di alzata di mano).

Chiariti chi e quando cerchiamo di capire come.

Il sistema elettorale statunitense è indiretto. Quindi, i cittadini esprimendo la loro preferenza non eleggono direttamente il presidente, ma il gruppo di Grandi Elettori che sono associati a ciascun candidato. Sono i Grandi Elettori, poi, ad eleggere il presidente ed il vice presidente. In particolare, ad ogni Stato corrisponde un numero di Grandi Elettori che è proporzionale alla sua popolazione.

Il sistema è maggioritario in tutti gli Stati tranne che in Maine e Nebraska, questo significa che, anche per pochi voti di differenza, un candidato può aggiudicarsi tutti i Grandi Elettori di uno Stato secondo la regola nota come winner-takes-all. È per questo motivo che gli occhi sono puntati su Stati particolarmente popolosi come Ohio o Florida che, proporzionalmente al numero dei loro residenti, scelgono rispettivamente 18 e 29 grandi elettori. È un sistema che può portare alla situazione paradossale in cui il candidato che ottiene in assoluto il maggior numero di preferenze dei cittadini potrebbe non arrivare alla Casa Bianca. Impossibile? È esattamente quello che è successo nel 2000, quando Al Gore prese oltre mezzo milione di voti in più dell’eletto George W. Bush.

Dopodiché, i Grandi Elettori il lunedì successivo al secondo martedì di dicembre votano il presidente, ma dato che in linea teorica il loro voto è legato al candidato cui sono associati, è possibile conoscere l’esito delle elezioni subito dopo l’Election Day.

Insomma, chi tra Clinton e Trump otterrà almeno 270 Grandi Elettori, sui 538 totali, arriverà alla Casa Bianca.

Il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo presidente avverrà il 20 gennaio 2017.

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Abbiamo dato un volto al Grande Elettore, abbiamo capito che quando sentiamo parlare di winner take it all non è il caso di tirare fuori tutine con paillettes colorate, adesso chiudiamo con qualche informazione su Hillary e Donald.

Cinque informazioni utili per uscire brillantemente da una conversazione pseudo-politica.

  • Il video del 2005, postato dal Washington Post lo scorso 7 ottobre, in cui Donald Trump ci spiega che quando sei una star le donne ti lasciano fare quello che vuoi, compreso «grab them by the pussy».
  • L’E-mail Gate. Nel corso di un’indagine del Dipartimento di Stato vengono trovate e mail trasmesse dall’allora Segretario di Stato Hillary Clinton, alcune  relative all’attacco terroristico avvenuto a Bengasi l’11 settembre 2012 in cui insieme all’ambasciatore Chris Stevens persero la vita due marine ed un funzionario. Il Congresso chiede alla Clinton di consegnare i messaggi spediti e ricevuti dal suo indirizzo privato durante il mandato, ma oltre 30.000 messaggi sono stati già eliminati perché ritenuti privati. L’FBI apre un’inchiesta sull’utilizzo da parte di Hillary Clinton di questo account, per verificare se siano stati esposti a rischio hackeraggio messaggi top secret, a discapito della sicurezza nazionale. L’inchiesta si conclude con una ‘tirata di orecchie’ e molta poca trasparenza. Ma non finisce qui, perché WikiLeaks rende pubblico il contenuto di oltre 2.000 e mail che proverrebbero dall’account privato di uno stretto collaboratore della Clinton, John Podesta. Ed è scandalo, perché, tra le altre, emergerebbe che Hillary sia molto più legata a Wall Street di quanto non abbia dato a vedere durante la campagna elettorale delle primarie. Per concludere, è recentissima la notizia della riapertura dell’inchiesta del FBI –  a seguito della scoperta di nuove e mail avvenuta durante un’indagine sui messaggi erotici scambiati da Anthony Weiner con una minorenne  – che è costata ad Hillary la rimonta di Trump nei sondaggi, che ora per la prima volta supera la candidata democratica di un punto.
  • Politica estera. Donald Trump ritiene che la questione Medio Oriente sia il frutto della scelta, sbagliata, di esportare la democrazia ed, invece, al grido di “Make America Great Again” si è dimostrato aperto ad intensificare le trattative con Russia e Cina; Hillary Clinton intende proseguire ed intensificare la politica interventista. Infatti, Barack Obama, premio Nobel per la pace nel 2009, non lo ha di certo eliminato, ma ha ridotto l’intervento USA nel mondo, secondo una politica estera d alui stesso definita “cauta e progressiva”, dove l’intervento militare è visto come extrema ratio.
  • Hillary Clinton deve sperare di avere convinto gli elettori di essere emancipata da coloro che l’hanno finanziata. Un elenco che va dall’Arabia Saudita al Qatar, passando per la Barclays e Goldman Sachs, senza dimenticare la Monsanto e la Coca Cola.
  • Donald Trump deve fare i conti con le accuse di razzismo che gli sono state mosse a seguito di proposte quali la chiusura delle frontiere degli Stati Uniti ai musulmani o la costruzione di muro anti-immigrati al confine con il Messico.

Insomma, ciao amici americani imparate anche voi ad andare a votare con il naso tappato!

 

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