È stata approvata la nuova legge per il cinema, voluta dal Ministro Franceschini e dal nostro Premier Renzi.

Il testo della legge per il cinema – passato definitivamente ieri alla Camera con 281 voti a favore, 97 contrari e 17 astenuti – sarà in vigore da gennaio 2017 e prevede sostanzialmente:
la nascita di un nuovo Fondo per il cinema e l’audiovisivo;
l’aumento del totale stanziato per le opere cinematografiche;
l’abolizione della commissione ministeriale che decreta l’interesse culturale di un film, in favore di un meccanismo automatico.

In principio era il FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo che, dal 1985, regolava gli investimenti pubblici nel mondo dello spettacolo: un po’ al cinema, molto all’opera lirica, un pochino al teatro, abbastanza alla musica, uno sputo a danza e arti circensi.
Il gruzzolo del FUS viene raccimolato dalla Legge di Stabilità, quel momento in cui ogni tre anni il Governo si chiude nel Parlamento e decide da dove prendere i soldi e dove metterli.
Avete in mente quando Berlusconi tagliava i fondi destinati alla cultura? Più o meno quelli.
Il FUS è sempre stato accompagnato da polemiche e risentimenti, sia recriminazioni tra le varie categorie beneficiarie, sia per quanto riguarda il fenomeno di “al mio amico”, per cui certi – teatri per esempio – ricevono di più, molti quasi niente.
Il Ministro Franceschini ha quindi proposto di fare uscire il cinema dal FUS e creare un nuovo Fondo per il cinema e l’audiovisivo, con un budget stanziato di 400 milioni l’anno – minimo garantito, un aumento del 60% rispetto ad oggi.

L’aumento del budget totale, provvedimento rivolto soprattutto agli under 35 e per le opere prime e seconde, dovrebbe ridare un po’ di respiro e speranza alle nostre giovani leve.
E dove li prenderanno tutti questi soldi in più? Non con nuove tasse, ma tramite il tax credit.
E che cos’è il tax credit, alcuni si chiederanno?
Il tax credit, che in italiano significa credito d’imposta, è la possibilità, dal 2008, per le imprese italiane soggette a tassazioni di compensare i propri debiti fiscali investendo quel credito, anziché nelle casse statali, in ambito cinematografico.

Un’altra sostanziale novità inserita nella legge per il cinema riguarda il j’accuse che Renzi ha lanciato durante la conferenza stampa per illustrare il ddl: «Un meccanismo che supera quello degli amici degli amici…».
Con la nuova legge sul cinema, Franceschini ha ovviato a questa faccenda della caducità dell’animo umano, che il Ministro tiene a sottolineare “imparziale ma comunque commissione ministeriale” con la proposta di creare un sistema di incentivi automatici per le opere di nazionalità italiana selezionati tramite parametri oggettivi.
Che un po’ fa anche impressione, l’oggettività al posto della soggettività se si parla di arte.

Gli addetti ai lavori hanno tuttavia una perplessità, sul fatto che con questi criteri automatici le piccole case di produzione senza grossi fatturati o film alle spalle – e dunque che riceveranno un minor punteggio in fase di valutazione – potrebbero essere svantaggiate in favore dei soliti big.
Staremo a vedere, ma nel frattempo amici registi, produttori e sceneggiatori, dateci dentro e date fondo al nuovo Fondo.
Mentre noi comuni mortali impegniamoci a fare la nostra parte, che questa legge sul cinema, come dice Renzi nel suo bizzarro italiano, è stata pensata proprio per noi: “La priorità è dire al Paese che attraverso il cinema […] c’è un pezzo di emozioni che sono fondamentali per l’identità del Paese“, e andiamo più spesso al cinema.

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