Con i terremoti che hanno sconquassato il centro Italia negli ultimi mesi, e anni, si sono sgretolate in un pochi attimi non solo vite umane, attività commerciali ed economiche, ma anche una grossa fetta del patrimonio artistico e culturale italiano.
E il patrimonio artistico e culturale non è fatto solo di chiese e basiliche risalenti a secoli fa, ma di anche di vecchi borghi pittoreschi in pietra e mattoni, case costruite nel corso degli anni dai nostri nonni, bisnonni, trisnonni e bisavoli, ed ognuna di esse custodiva altrettante storie, vicende, aneddoti, racconti e vite di chi là ci abitava da sempre.
Nell’urgenza di ridare un tetto antisismico a tutti, le proposte fioccano e il cemento armato sembra essere la soluzione più apprezzata da tutti.
Ma chi ci ridarà la storia, l’artigianalità e l’intimità di un’abitazione costruita con il cuore da chi ci sta impiegando il proprio sudore per dare una casa per sé e la propria famiglia?
Nessuno.
Più probabilmente la ricostruzione verrà appaltata e ci lavoreranno imprese edili che chissà e assisteremo a un’ennesima depersonalizzazione dei centri abitativi che già interessa gran parte delle nostre periferie.
Inoltre il cemento armato è comunque un conglomerato che alla lunga è deteriorabile e, in un momento in cui l’attenzione a ciò che crea rifiuti non riutilizzabili è massima, ci siamo domandati se esistono alternative.
Sì.
Abbiamo chiesto a Maddalena Ferraresi, architetto progettista che da sempre lavora con particolare attenzione alle tecnologie e principi della bioarchitettura: «In territori devastati dal dolore e dalla perdita e che rischiano di essere appiattiti da un’edilizia di emergenza, non è trascurabile la possibilità di creare qualcosa che sappia ridare forma organica, qualità “locale” e bellezza, elementi altrettanto importanti e assolutamente non in contrasto con le esigenze sicurezza ed emergenza. Da anni sperimentiamo tecnologie per costruire che siano poco impattanti sull’ambiente, che diano le migliori prestazioni di benessere e che permettano a basso costo di creare bellezza e senso di appartenenza. Si passa dalle tecniche più innovative e sperimentali, al recupero di quelle antiche, molto spesso all’incontro tra queste.

Negli ultimi anni ci siamo confrontati con le ricostruzioni in zone sismiche, proponendo quella che a noi sembra una tecnologia interessante da molti differenti punti di vista per la ricostruzione, cioè la costruzione in legno a telaio, con riempimento di materiale a secco o semi umido. Le proposte dei riempimenti possono essere completamente a secco utilizzando pannelli prefabbricati e riempimenti morbidi (molto veloce, completamente smontabile, poco isolante per il caldo), a semi umido (con mattoni di calce-canapulo o balle di paglia intonacate in argilla) o umidi (terrapaglia alleggerita), scelta che si fa a seconda del tipo di clima, e dell’esposizione.
In generale propendiamo per queste ultime per la completa naturalità, la massima prestazione termica e la provenienza dei materiali completamente fuori dalla filiera industriale e reperibili in loco».

Mentre l’architetta parlava, nella mia testa scorrevano le immagini delle capanne di paglia e terra che avevo visto nei documentari alla televisione sull’Africa Nera, ed ero un po’ perplessa. Così, sempre mentre lei parlava, ho googlato e ho trovato tutt’altro:

Ah, bene! Mi riconcentro: «I materiali sono molto più leggeri che nell’edilizia tradizionale. Nel caso di crolli il vantaggio è evidente. Parliamo di circa ¼ della massa e dunque di impeto distruttivo». Insomma, se ci cade in testa non ci ammazza, al massimo ci ammacchiamo un po’.

«Il comportamento meccanico è favorevole: la struttura in legno ha fra le migliori resistenze meccaniche ed è elastico. Inoltre i giunti meccanici dissipano l’energia sismica».
Questo per quanto riguarda la faccenda dell’antisismica, ma ci sono anche molti altri vantaggi che andrebbero presi in considerazione anche se si costruisce a Milano: «
Riduzione dei tempi di costruzione,  flessibilità di progettazione, la struttura può essere modulare e si potrà ingrandire nel tempo. Si potrà passare agevolmente da una struttura temporanea, anche smontabile ad una più stabile magari migliorando le prestazioni di isolamento.
Il montaggio della struttura avviene interamente a secco, permettendo facilità di trasporto in situazioni di emergenza. Sia la struttura che i materiali di riempimento sono facilmente riparabili».

Un altro importantissimo punto è la sostenibilità ambientale, l’etica e l’incentivazione delle filiere locali: «I materiali sono tutti completamente rinnovabili e riciclabili, nel caso di successive demolizioni o crolli o sostituzioni di materiali, consumano pochissima energia nelle fasi di produzione e posa, non rilasciano emissioni, e si smaltiscono senza inquinare. Si ottiene dunque anche un notevole risparmio energetico, stiamo parlando di materiali vegetali e minerali con ottimi poteri isolanti termici e acustici, e massima traspirabilità e salubrità poiché appunto sono completamente privi di trattamenti chimici e completamente naturali».

Come e chi si occupa della costruzione di queste case?

«Vi è ampia possibilità di costruzione in autocostruzione assistita: non vi sono rischi di tossicità in cantiere, i pesi sono contenuti, le lavorazioni elementari e richiedono pochi macchinari. Può sembrare poco importante ma la comprensione di come è fatto e funziona un edificio è forse il punto più importante. Permettere infatti di partecipare alla costruzione della propria casa consente di saperla riparare e ricostruire, ma anche conoscerne i punti critici, poterla realizzare a proprio piacimento e amarla come qualcosa di proprio».

Quanto può costare costruirsi una casa di circa cento metri quadrati?

«Come in tutti gli edifici, la parte più costosa sono fondamenta e tetto, dunque i prezzi diminuiscono in proporzione con l’aumento della grandezza. L’ideale è costruire per più appartamenti.
Si parla all’incirca, per una villetta singola, di 1400 – 1600 €/mqwow che è più o meno anche lo stesso costo della costruzioni tradizionali con le quali condividono anche parità di prestazioni e qualità.
I materiali sono facilmente reperibili ovunque, poco costosi
(legno, paglia, lana di pecora, terra cavata in loco) e inoltre possono provenire da filiere molto corte, dunque sostenere le economie locali, e permettere ampio intervento di forza lavoro non esperta».

Questo è un punto che va spiegato bene. Il costo della manodopera essendo in parte in autocostruzione, dipende dal valore del proprio tempo. Se mi trovassi a non aver lavoro, anziché passare le giornate al bar, potrei impiegarle a costruire la mia casa ecosostenibile e antisismica. in questo caso il vantaggio è chiaro e concreto. Ovvio che se ho un lavoro pagato o pagato bene, anche il mio tempo avrà un differente valore monetario e mi converrà valutare il maggior beneficio economico.
Anche se, ribadiamo, la conoscenza di come è fatta la propria casa permette un’ampia possibilità di gestione futura della ricostruzione e riparazione, si diventa il soggetto della propria casa con le consapevolezze che ne seguono tipo riparare intonaco, rifare colore, riparare i tubi.
Oltre a un 
valore affettivo impagabile.

Se volete maggiori informazioni: qui.
Se volete vedere l’architetta in faccia e lasciarvi convincere dal suo carisma solare e leonino, qui:

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