C’è questo fatto che per me il Natale senza albero non è Natale, ma il mio rapporto con gli alberi di Natale non è sereno.
Per qualche anno l’ho lasciato addobbato ad oltranza sperando che compisse un secondo Natale con la scusa di volerlo far diventare l’Albero delle Stagioni. Senonché, verso Pasqua, tutti gli aghi cascavano inesorabilmente nello stesso istante rendendo casa mia un sentiero del C.A.I. E a quel punto non c’è altra che soluzione che la pattumiera. E i rimproveri della coscienza.
Non volendo più sprecare alberi, una volta avevo tentato la via dell’Ikea che si fa carico di raccogliere tutti gli alberi di Natale, una volta passata la Befana.
Io credevo che lo facessero perché poi li avrebbero portati tutti in un bosco della Svezia, e dunque avevo consegnato puntuale anche il mio. Qualche mese dopo ricevetti una cartolina che mi informava che il mio albero aveva preso la forma di una mensola Lack.

Orribile.

L’anno dopo allora ho addobbato con delle lucine una bottiglia di vetro, e mi è stato detto che sembrava un lavoretto dei bambini dell’oratorio.

(Il Natale 2008 andò così)

(Il Natale 2008 andò così)

Quest’anno riempirò di lucine un palo del soppalco e comprerò un albero di Guava.

Ho infatti appena scoperto Treedom – che in verità esiste dal 2010 – ed è una piattaforma web che permette di acquistare online un albero che verrà piantato in zone che necessitano di rimboschimento.
L’obiettivo è “neutralizzare le emissioni di CO2 di individui, imprese e eventi promuovendo e realizzando progetti di riforestazione in tutto il mondo”.

Per Natale hanno lanciato la campagna We make it real, una christmas edition che aggiunge alla solita offerta di alberi anche piante di Avocado, Guava, Mango e Markhamia addobbate di conseguenza, destinate al Kenia.

(Ho detto Kenya ma questa foto di Treedom riguarda il progetto su Haiti)

(Ho detto Kenya ma questa foto di Treedom riguarda il progetto su Haiti)

Funziona così: si va sul sito e si sceglie l’albero che più ci aggrada. Si può scegliere in base alla destinazione (Italia, Africa e America Latina o i 4 dell’edizione natalizia), in base al tipo di pianta e ai benefici che apporta al terreno e alla società, in base al prezzo  (9.90 € in su) o in base al significato (calma, fortuna, bellezza etc.).

Si acquista online, e si ha la possibilità dedicarlo a qualcuno come regalo, il quale riceverà un biglietto personalizzato.
L’albero viene poi interrato laddove si è scelto e donato alla comunità del luogo a nome vostro.
Chiaro? Se non è chiaro guardate qui:

In seguito potrete monitorare il vostro dono e riceverete aggiornamenti regolari sul suo stato  e di conseguenza sullo stato dei contadini a cui lo avete donato.

Io in verità sono indecisa se piantare, in un villaggio kenyota, un albero di Guava: “Originario dell’America Centrale, la Guava è un albero molto coltivato nei paesi tropicali. Produce bellissimi fiori bianchi, grandi e profumati e succosissimi frutti che vengono consumati sia freschi che sotto forma di succhi, nettari e confetture. È quindi un ottimo sostegno per l’economia rurale e per la sicurezza alimentare della popolazione locale. Piantando questo albero verranno assorbiti 200 kg di CO2, quanta ne produce in media una persona in 15 giorni”
o
ad Haiti una Moringa: “Ha un tronco eretto ma molle e dalla consistenza spugnosa. Il legno della Moringa è debole a tal punto che i rami, sottili ed intrecciati, sono penduli. I fiori, color bianco crema, sono ottimi produttori di nettare per le api. Viene piantata per facilitare la coltivazione agricola. Grazie alle sue proprietà fertilizzanti, arricchisce naturalmente i terreni impoveriti. Piantando questo albero verranno assorbiti 200 kg di CO2, quanta ne produce in media una persona in 15 giorni”.

E magari ci abbino un libro, ma questo sarà il mio regalo di Natale di quest’anno alla mia famiglia, e al pianeta.
(Scherzo nonna, a te regalo un tablet così mi leggi tutti i giorni)

 

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