Nei pomeriggi d’autunno o di inverno, quando ero al liceo, prendevo un libro e mi toglievo l’orologio dal polso. All’epoca ero ossessionata dal tempo, quindi non controllare l’ora era un’azione che richiedeva molto coraggio. Mi mettevo a leggere e cercavo di dimenticarmi tutto. Mi ricordo che affondavo gli occhi lentamente su qualche libro, e che se era un libro che stavo iniziando in quel momento l’impresa era un po’ faticosa. La maggior parte delle volte si trattava di libri consigliati da mia madre (per lo più classici francesi che finivano malissimo, e di cui lei si ricordava invece finali positivi).

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A volte, in qualche pomeriggio un po’ assonnato, con quel cielo bianco-grigio che ispira solo sonno e litri di tè, mi andrebbe ancora di sprofondare in un libro e non uscirne per un po’. Ma spesso vorrei un libro da finire in un pomeriggio. Vorrei  arrivare all’ora di cena con poche pagine rimaste, con un libro già scoperto, con un piccolo trofeo tra le mani. Ci sono le estati lunghe per i romanzi interminabili, e i pomeriggio d’inverno per le storie corte e affilate.

Quindi ecco qualche libro da leggere mentre si sorseggiano tazze di tè:

Tonio Kroger: anche se non ha un finale tragico ed è di Thomas Mann, è uno dei libri propinatimi da mia madre, che me lo descriveva solo dicendo “parla di un ragazzo che vuole fare lo scrittore. È bellissimo.” Se chiedevo altri particolari, lei ripeteva “è bellissimo” (mia madre non ha un particolare dono per ricordare le trame). Ma in effetti, adesso, passati anni, io non ne saprei dire molto di più. Tonio Kroger è giovane, ha un animo che tende ad essere malinconico, è attratto dal mondo dell’arte ma non se ne sente parte. Viaggia per l’Europa e osserva, riflette. Può sembrare un racconto che spinga nella direzione di un triste pomeriggio, ma il modo in cui Thomas Mann descrive le cose e traccia nitide immagini è invece molto soddisfacente e riempie il cielo bianco che si osserva dalla finestra.

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Mercurio, Antichrista, L’igiene dell’assassino (e in generale tutti i libri di Amelie Nothomb): se in libreria capitate in corrispondenza dei libri di Amelie Nothomb, vi appariranno davanti una serie di volumetti sottili e colorati. Amelie Nothomb scrive solo libri brevi. Mi sembra di aver letto una volta che Amelie Nothomb finisce tre libri ogni anno. A settembre decide quale pubblicare e quali tenere nel cassetto. Le sue storie sono brevissime e precisissime. Con poche righe racconta situazioni chiare e dettagliate, quelle che ti fanno esclamare: “Eccomi, sono io!” e sottolineare subito le frasi in questione con matite dai colori improbabili. Mi ricordo domeniche pomeriggio in cui ho iniziato e finito un suo libro senza rendermene conto.

Franny e Zooey: Se non avete dovuto sopportare un interminabile pranzo della domenica e avete davanti a voi un lungo pomeriggio, potreste leggere Franny e Zooey di J. D. Salinger  (che, anche se un pochino più lungo di un vero e proprio romanzo breve, è comunque diviso in due parti ben distinte tra loro, e quindi potreste anche, barando un po’, leggerlo in due pomeriggi). Franny e Zooey è uno di quei libri dei quali vorresti leggere altre puntate. Vorresti sapere cosa fanno i personaggi quando non sono lì nel libro, vorresti avere altre notizie sulle loro vite, altri racconti delle loro giornate. Nessuno riuscirà convincerti che non sono persone vere.
È un libro che  parla di quei momenti particolari inseriti in giornate in apparenza normali e lente, come le domeniche pomeriggio.

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Ci sono casi in cui, purtroppo, il pranzo della domenica si protrae ben oltre l’orario della merenda. O in cui bisogna stendere i panni (e metterli controvoglia sul termosifone, altrimenti non si asciugheranno mai più) o in cui si decide per qualche stranissima ragione di cucinare un dolce o in cui, semplicemente, si va a fare un giro in bicicletta.

In ognuno di questi casi non si ha un pomeriggio intero per leggere un romanzo breve. Ma esistono sempre i racconti. Io consiglio: Troppa Felicità e Uscirne Vivi di Alice Munro. Poi i racconti di Katherine Mansfield e l’immancabile Raymond Carver, del quale ho letto diversi racconti appartenenti a diverse raccolte, e quindi nella mia testa sono tutti un po’ mischiati.

Riguardo ai racconti sono giunta alla conclusione, anche se ancora con un po’ di titubanza, che si debbano poter leggere non andando in ordine, ma scegliendoli dal titolo o dalla loro lunghezza, o da quanto tè è rimasto nella tazza.

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