Siamo in pieno periodo natalizio e questo vuol dire solo una cosa: acquisti.
Secondo Coldiretti, ogni famiglia spenderà in media 232 € circa per i regali di Natale.
232 € da spendere per i nonni, i genitori, i figli, gli amici più stretti e i parenti più amati cercando qualcosa che sia bello, magari anche utile o quantomeno desiderato.
È difficile, e accalcarsi nei negozi, camminare a passo di tartaruga e fare file alla cassa di mezz’ora non ha niente della magica atmosfera di Natale che tutti vorremmo. Niente profumi, niente calore ma odore di umanità sudata e sudore acrilico di quando sei in un negozio e hai tutte le mani occupate per poterti levare la giacca che poi non sapresti dove tenerla. Poi sotto l’albero, al momento dello scarto, ci si trova tutti con lo stesso regalo o con una cosa che si ha già perché non è facile essere originali con la globalizzazione.
E questo è un dato di fatto.
L’altro dato di fatto è quella nostalgia di “come era bello fare la spesa dal fruttivendolo, dal macellaio, dal panettiere e dal droghiere anziché in queste grosse catene di supermercati dove la qualità è quel che è, dove non puoi chiedere a nessuno consigli e ricette”.

Ebbene, ci sono due soluzioni, anzi tre.
Uno – Andare in libreria che più di tanta calca non c’è, leggere è sempre un bene ed è sempre bello, e poi così non ci danno più degli analfabeti. Ma rimane il fatto del duplicato. E io ho libri impilati da una vita in attesa di andare a cambiarli.
Due – Cominciare a ottobre l’autoproduzione di: marmellate, sciarpe, cappellini, collane etc. Ma non tutti hanno abilità manuali o molto tempo all’infuori dell’orario retribuito.
Tre – Andare ai mercatini dell’artigianato, dove persone più abili di noi producono oggetti unici, di qualità, originali, creativi. Ed è il loro lavoro. Come mi dissero i miei genitori quando in seconda elementare volevo lo zaino Invicta e invece mi comprarono chissà dove uno zaino di tela: “Non saremo noi a contribuire alla villa in Sardegna del signor Invicta, ma contribuiamo a portare il pane a casa del signor zainetto di tela.”. Più o meno così. Ed è proprio così, distribuiamo le nostre ricchezze (o povertà) dove serve.
Quindi, ecco 5 ottimi motivi per comprare artigianato, ancor meglio se locale:

  1. Unicità.  Perché anche l’artigiano facesse 2 borse dello stesso colore, per dire, non saranno mai identiche. Non vi troverete mai a una festa con indosso lo stesso outfit della vostra nemica.

    (Foto di D Repubblica)

  2. Qualità. Guardate nei vostri armadi, nelle vostre case, e poi rispondete con onestà: il pezzo più vecchio che avete è di Ikea, H&M o una vecchia cassettiera del falegname o un maglione fatto a mano?
  3. Etica. Gli artigiani al massimo sottopagano loro stessi e se lavorano di notte è perché sono alle strette. Ma poi il guadagno è loro. Potete dire lo stesso del made in china singapore taiwan? No, lo dico io.
  4. Originalità. Guardate ancora tra i vostri abiti, bijoux o suppellettili: ce li avete solo voi o se andate a frugare tra le cose del vostro vicino di casa, trovate almeno 4 cose identiche?
  5. Vita. Ogni oggetto acquistato da un artigiano ha una storia, un’idea e un’ispirazione. Fatevele raccontare.

Uscite dai grandi magazzini, uscite dai centri commerciali e cercate i mercatini più vicini a voi (e ce ne sono a bizzeffe in questo periodo. Noi per esempio siamo a Il Mercantile di Livorno) e supportiamo insieme il valore dei pezzi unici, del lavoro a mano, della qualità e dell’etica, e buono shopping a tutti!

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