La Croazia dice addio alle pellicce. Dall’inizio dell’anno la Croazia è entrata ufficialmente a far parte dei Paesi dove è vietato uccidere e scuoiare gli animali per ricavarne pellicce. Un iter lungo e travagliato durato una decina d’anni ha portato infine a cancellare dal Paese la produzione delle pellicce di cincillà (l’unica specie allevata in Croazia), che era tra le più alte nel mondo.

Una buona, ottima notizia, anche perché questa decisione arriva in seguito a un grande sostegno popolare che ha fatto in modo che la legge anti pellicce non subisse l’ennesimo ritardo.

Il decreto era stato votato infatti per la prima volta nel 2006 e aveva portato alla chiusura della maggior parte degli allevamenti. Tuttavia una minoranza di operatori del settore aveva opposto resistenza alla legge, riuscendo a proseguire l’attività nel tentativo, di rinvio in rinvio, di far decadere il bando. Lo scorso dicembre è stata fatta una consultazione pubblica al riguardo, per dare agli allevatori un ulteriore anno di attività. Ma la grande partecipazione delle persone e il sostegno per il divieto hanno prevalso.  Divieto finalmente raggiunto grazie all’impegno di tutti e ciao ciao allevamenti intensivi di cincillà.

La Croazia si allinea così agli altri Paesi europei dove il bando all’industria degli animali da pelliccia si sta diffondendo ed è già attivo, con varie scadenze e differenze: in Olanda, benché fosse il terzo Paese al mondo produttore di pellicce di visone, l’allevamento è vietato così come in Austria, nel Regno Unito, in Serbia, Slovenia, Macedonia e Bosnia. Il divieto non è formalmente in vigore in Svizzera dove tuttavia le regole sono così restrittive da impedire di fatto l’attività, e in Germania dove, per lo stesso motivo stanno chiudendo gli ultimi allevamenti. In Danimarca il divieto vale solo per le volpi.

È già attivo invece in tutta l’Unione Europea il divieto della commercializzazione di pellicce di cane, di gatto e di foca.

 

E in Italia?

Qui da noi nello Stivale da tempo la Lav sollecita la chiusura della ventina di allevamenti rimasti in Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Abruzzo che ogni anno uccidono circa 200mila animali, in gran parte visoni e in minima parte cincillà. Esistono tre proposte di legge presentate su questo tema che non sono state ancora discusse, congelate presso le Commissioni Sanità del Senato e Agricoltura della Camera. La buona notizia?  Oltre l’86% degli italiani, secondo dati Eurispes sarebbe favorevole al divieto. È una percentuale alta, altissima, tra le più alte di Europa e la Croazia insegna che il sostegno popolare è importante per cui non tiriamoci indietro e facciamo sentire la nostra voce.

(La campagna Peta del 1994)

 

Un consumo consapevole

Il progresso tecnologico raggiunto in questi anni  ci permette di avere a disposizione valide alternative alle pellicce che rendono inutile il ricorso a pratiche crudeli nei confronti degli animali per cui stiamo attenti a cosa compriamo, guardiamo le etichette e smettiamo di comprare ciò che non serve, anzi, fa male.

La pensa così anche Giorgio Armani che a marzo 2016 ha detto addio alle pellicce prendendo uno storico accordo con The Humane Society, la più grande organizzazione che si adopera per la protezione degli animali negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Andando curiosare nella lista, pubblicata sul sito, dove sono presenti tutti i designer e brand che non utilizzano pellicce nelle loro collezioni, abbiamo scoperto con piacere che sono già in tantissimi a scegliere la filosofia cruelty-free.

Alcuni nomi? Da Abercrombie & Fitch a Banana Republic, dagli italianissimi Diesel, Benetton, Elisabetta Franchi Lacoste. E tantissimi altri…

Per quanto riguarda gli stilisti? Giorgio Armani ha fatto una scelta storica, che influenzerà sicuramente tutto il mondo del lusso, ma prima di lui altri designer internazionali si sono schierati a favore degli animali. Paladina di questo progetto, da sempre, è Stella McCartney che ha fondato il suo brand su filosofie responsabili e sostenibili. Insieme a loro marchi come Ralph Lauren, Hugo Boss e molti altri.

Un’idea carina? La strada di shopping senza pellicce di Amsterdam.

Lasciamoci ispirare, compriamo consapevolmente e facciamo sentire la nostra voce. Fa freddo, ma si sta al caldo anche senza pellicce.

 

 

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