Mia sorella a pranzo riguarda puntate di serie tv già viste. Le guarda su Netflix, dove avrebbe a disposizione centinaia di nuove serie in ogni momento. “Ma non hai altre cose da vedere?” “Si, ma voglio rivedere queste” “Ma sai già tutto” “Mi piacciono.”

Una mia amica, in alcuni periodi, procrastinando cose da fare ed evitando di leggere cose che dovrebbe leggere, passa i pomeriggi a rileggere uno dei libri di Harry Potter. “Questa è la settima volta che lo leggo.” “Ma non ti annoi?” “No.”
Rileggere evita di farci correre rischi. Sappiamo già che quello che leggeremo ci piacerà. Ma non è solo questo. Nel rileggere non c’è solo la ripetizione, che sarebbe anche noiosa ad un certo punto. Perché è vero che il libro è sempre lo stesso, ma noi siamo diversi. Rileggo una frase che avevo sottolineato e che ora mi sembra ridicola. Mi rivengono in mente i significati che avevo messo dietro a quell’altra frase lì, cosa pensavo mentre la leggevo. Penso sempre la stessa cosa? Penso l’opposto?

In alcuni casi mi ricordo dove ero quando ho letto un libro, o quando ho letto un pezzo specifico. Ad un certo punto di La Cittadella di A. J. Cronin muore la moglie del protagonista. Io facevo il ginnasio, ero in classe, c’era un’ora di buco, delle mie amiche chiacchieravano lì accanto. Io ho chiuso il libro, scioccata e con un magone alla gola, mi sono unita a loro per distrarmi. Dentro a un libro c’è la storia di quando lo abbiamo letto. Quando ho finito Molto Forte, Incredibilmente Vicino di Jonathan Safran Foer ero a Vancouver a trovare una mia amica che studiava lì, tra le pagine del libro ci sono ancora le foglie che raccoglievo andando in giro. Nella mia copia di Diana, Cupido e il Commendatore di Bianca Pitzorno, autrice della quale ho svariate volte riletto libri, ci sono sottolineate tutte le frasi in cui la protagonista parla di come si sente a portare gli occhiali. Andavo in seconda media, l’oculista mi aveva annunciato che me li dovevo mettere, quello era il mio modo di prepararmi. Le frasi, i pezzi che rileggiamo diventano inevitabilmente una sorta di cartolina dal passato.

Non si tratta di rileggere perché si è dimenticato del tutto il libro, e quindi sarebbe come leggerlo per la prima volta. No, rileggiamo un libro perché ci ricordiamo delle specifiche sensazioni. Magari non proprio tutto quello che succede, ma i suoni e i colori, l’atmosfera.  È un po’ come ritrovare dei pezzetti di identità, delle cose che ci fanno ricordare che cosa ci piace. Come andare a una mostra e poi comprare il manifesto di uno dei quadri: è quello che c’è piaciuto di più, lo vogliamo vedere tutti i giorni appeso in camera e ricordarci che a noi piace quel tipo di cosa lì.
Rileggiamo un libro di cui vogliamo risentire la voce. Sappiamo che aprendolo è quella voce lì che ci parlerà. E sappiamo che rivedremo quel salotto, quella camera da letto, quella scuola, quella strada, quella spiaggia. Sono nella nostra memoria nel modo in cui li abbiamo immaginati anni prima. Dobbiamo solo andarli a ripescare e aggiungere nuovi dettagli.

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