Scene bellissime di film così così – San Valentino Vintage Edition 2017

Puntata due dal sapore tutto cuore (e come leggerete un po’ rétro) della nostra rubrichina, ispirata, come potete ripassare qui, da Woody Allen che sul divano in Manhattan ci elencava le cose per cui secondo lui la vita vale la pena di essere vissuta. Perché per Pollyanna non si devono demonizzare i film meno riusciti in tutto e per tutto. Insomma c’ è spesso qualcosa da salvare e ci piace ripetere

every cloud has a silver lining 

Chi scrive non ama San Valentino: quando alle medie mi è capitato di ricevere dei regalini mi sono sentita morire (con cosa dovrei ricambiare?? Non mi piaci!), al liceo non ero mai fidanzata e San Valentino mi faceva sentire un’adolescente ancora più sfigata, post liceo il consumismo di questa “ricorrenza”, chiamiamola così, ha iniziato a urtarmi decisamente. E poi che bello è ricevere o regalare fiori in altri giorni “di nessuno”?

Comunque i baci perugina mi piacciono molto. E anche aprire il bacio e aspettare il verdetto è uno sfizio che mi concedo quando pranzo al bar e per qualche motivo sono giù: viva il cioccolato e il sorriso che ti strappa la massima quasi sempre insulsa, però oh, scritta in quattro lingue diverse, persino in greco.

Invece i film d’amore mi piacciono molto. La rubrichina si adegua alla ricorrenza di cui comunque volente o nolente si parla sempre più o meno in testate di ogni tipo e vi propone cinque titoli, che salviamo in corner almeno per una scena. Più un bonus, di cui scoprirete il perché leggendo.

Avvertenze:

  • sono film ormai “datati”, ma il mare dell’ignoto è sconfinato sia nel presente che nel passato;
  • sono film che se dovessero avere un genere sarebbero ritenuti “femminili”, chi scrive non crede che i film abbiano genere, quindi soprattutto voi uomini abbandonate il pregiudizio, perché secondo me guardandoli scoprireste cose interessanti.
  • per i più pigri molte delle scene elencate si trovano su YouTube, ma lo ripetiamo: così non vale.

In rigoroso ordine di uscita nelle sale:

  1. La scena finale di Falling in Love di Ulu Grosbard (Usa,1984). Insomma, niente che non si sia già visto in un film d’amore dove i due innamorati sono degli eroi fedifraghi laddove ovviamente noi tifiamo per la loro infedeltà perché l’amante trovato per caso in un incontro fortuito è ben più perfetto del compagno che si sono già scelti tempo fa. Ma se i due eroi in questione sono Meryl Streep e Robert De Niro, ecco che la faccenda è un po’ meno scontata. Diciamolo chiaramente, film non indimenticabile. Però la scena finale da Rizzoli a New York e poi in treno ha il suo perché, nonostante la tamarrata finale anni ’80 sull’ultimo frame. Poiché è la scena finale capite bene che non posso spoilerare, ma solo darvi degli ingredienti: incontro casuale, treno, piani d’ascolto verissimi di Meryl e Bob, sospiri e tensioni facciali comprese, lavoro della regia in sottrazione e cioè: ci si ferma al punto giusto. Curiosità: Grosbard prima di fare il regista faceva l’intagliatore di diamanti in Belgio dove era nato, la Streep e De Niro arrivano a Falling in Love con un numero pari di Oscar, due per entrambi. Coppia strepitosa ma il film risulta un flop.
  2. La scena del bacio al mercato dei fiori di Frankie e Johnny di Garry Marshall (Usa,1991). La faccenda è un po’ la solita: lei è sola perché ha un trauma, come dice l’orribile titolo in italiano ha “paura d’amare”, lui pure è solo, però ha faccia e atteggiamento da schiaffi e le fa cambiare idea. Lei è un osso duro, lui è orgoglioso ma si arriverà comunque all’amore “no matter what”. Un film che passa insomma senza infamia senza lode, senonché loro sono Al Pacino e Michelle Pfeiffer. E quindi un bacio che da sceneggiatura sarebbe banale prende carattere, si rivela a mio avviso bellissimo e ci butta nell’amore “sempre e comunque”. Indicato a chi pensa di avere perso le speranze a trent’anni: Frankie e Johnny (nomi ispirati a questa canzone) hanno 36 e 46 anni, non ci si sposa sempre a ventinove.
  3. La scena della dichiarazione d’amore di Mark a Juliet in Love Actually di Richard Curtis (Uk, Usa, 2003). Sento già voci gridare: ma è un film bellissimo!!! Non così-così. Secondo me è un buon film di intrattenimento, ma anche nel mondo del puro intrattenimento ce ne sono di migliori. Detto questo, è vero, boom al box office, romanticismo natalizio a raffica, cast ricchissimo (Liam Neeson, Hugh Grant, Emma Thompson, Laura Linney, per citarne alcuni)..tutto ciò lo rende meno così-così di altri. Il film propone l’intreccio di storie d’amore portando il romanticismo all’ennesima potenza. Ogni situazione è una cosiddetta “scena da film”- nella vita reale sono un po’ più rare ma mai dire mai – e la preferita di chi scrive è la dichiarazione d’amore di Mark (Andrew Lincoln) alla neosposa – con un altro – Juliet (una Keira Knightley in voghissima quegli anni) sotto casa con cartelli in stile Bob Dylan di SubterraneanHomesickBlues. Anche solo per ricordarci questo mi piace. Comunque si capisce subito che il sentimento non potrà essere corrisposto, e questo ci fa piacere la scena ancora di più. Menzione d’onore nel film, va detto, a Bill Nighy –in versione vecchia leggenda rock and roll – e all’indimenticabile Alan Rickman che io amo qualsiasi cosa faccia e purtroppo non vedremo più.
  4. La scena della lite in giardino tra Allie e Noha di The Notebook di Nick Cassavetes (Usa, 2004). Questo è un film melensissimo, sentimentale e pure un po’ mélo, firmato da Nick Cassavetes (figlio di John e Gena Rowlands, presente nel film). La storpiatura italiana del titolo americano, più sobrio, rende bene: Le pagine della mia vita. Anni ’40, America: due giovani e belli si innamorano ma lei è ricca, lui è povero. In mezzo ci si mette pure la Guerra. Tuttavia l’amore trionfa. Niente di più trito. Però: è notevole nel film l’alchimia della coppia scenica formata da Ryan Gosling e Rachel McAdams forse ad una delle loro prime importanti interpretazioni (oggi sono famosissimi, vedi Drive e La la Land per Gosling e Midnight in Paris e Spotlight per McAdams). E così, ci piace l’efficacia della loro coppia e ancora di più, vederli litigare pieni di passione perché nonostante tutto vogliono stare assieme. Sono quelli che dici: cavolo che coppia bomba. E nei film non sempre è così. Per gli amanti del backstage: ecco il provino di Rachel McAdams qui: Gosling era già stato scelto, lei combatte e, con questa bellissima prova vince il ruolo che comincia a renderla nota ai più.
  5. La scena del re-incontro con invito a bere il the tra Jay Gatsby e Daisy Buchanam a casa di Gatsby in The Great Gatsby di Baz Luhrmann (Usa, 2013). L’estroso e talentuosissimo regista australiano vuole in partenza giocare col fuoco e cimentarsi sia col bellissimo breve romanzo di Francis Scott Fitzgerald (leggetelo, è un gioiellino) sia con la sua più famosa trasposizione cinematografica che ha consacrato Robert Redford e Mia Farrow come coppia indimenticabile del cinema. Nonostante il budget colossale, per dirne una: la gran parte dei costumi è firmata Prada e tutti i gioielli Tiffany, nonostante Leonardo DiCaprio alias Jay Gatsby, nonostante la lunghissima preparazione (come sempre con i film di Baz) il film non ha il successo sperato: e infatti diciamolo, non è all’altezza dei memorabili Romeo+Juliet e Moulin Rouge! (e se ve lo steste chiedendo: no, Luhrmann non ha MAI girato un film dal titolo Australia, Australia non è mai esistito). L’interpretazione di DiCaprio nostro (qui pure più bellissimo che mai) però e di Tobey Maguire (Nick Carraway, il narratore della storia) devono essere menzionate. Così come le scelte musicali (mai banali) e la fantasmagoria di scene e costumi, premiate entrambe con il Premio Oscar nel 2014. Veniamo al sodo: la scena citata è un re-incontro e la cosa che conquista è la cifra di imbarazzo che la avvicina alla realtà. Gatsby ha fatto sistemare il teatro dell’incontro, la casa di Nick – suo complice -, ha riempito il salotto di decine e decine di orchidee, è impaziente di rivederla, la aspetta da anni… Daisy tarda e Jay sente che verrà clamorosamente paccato. E invece… e qui è tutto un virtuosismo di DiCaprio e Luhrmann che riescono a far percepire l’aspettativa dell’incontro e pure lo realizzano con la tensione emotiva e allo stesso tempo la goffaggine che si ha specialmente in tali situazioni. Da vedere anche solo per questo. Va beh, anche la scena della festa a casa di Gatsby è notevole. Comunque grazie a Carey Mulligan che con la sua Daisy oca e neanche chissà che, un po’ scipita, ci fa continuare a dire: ma perché Gatsby la amava così tanto, questa qui?

Bonus, ovvero il film che vale sempre la pena ri-vedere. Per chi ancora non l’abbia fatto, guardare subito When Harry met Sally (Harry ti presento Sally) di Rob Reiner (Usa, 1989). Scritto con grazia vera da Nora Ephron. L’amore è bello, ma quando c’è ironia, di più. Per i curiosi, qui un po’ di chicche raccolte da una nota redazione.

 

 

 

 

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