Ho quasi finito di vedere Mozart in the Jungle, una serie che mi ha fatto passare ogni secondo libero dal mio lavoro al computer, davanti al computer a macinare episodi in streaming.

Mozart in the Jungle racconta le vicende di una oboista, Hailay, e dell’orchestra filarmonica di New York diretta da Gael Garcia Bernal; tra New York, le sinfonie, i musicisti e Gael è un attimo pentirsi di non aver fatto il conservatorio o almeno aver seguito con più impegno le lezioni di piffero alle medie.

Siccome recentemente una mia amica mi ha detto che quando guarda una serie tv le sembra di star perdendo del tempo prezioso e io non voglio pensarla allo stesso modo, mi sono applicata e ho cercato di apprendere anche delle nozioni.
Per esempio, quella cosa dei direttori d’orchestra io non l’avevo mai capita: l’orchestra suona e il merito va al direttore? E invece ora ho compreso perché il direttore d’orchestra è importante, fondamentale! perché quei balletti che fa sono NECESSARI e personali per far comprendere la propria visione della partitura, per esempio.

Mi sono appassionata in modo del tutto casuale a Gustavo Dudamel, il giovane direttore a cui si ispira il personaggio di Gael Garcia Bernal. Non avendo altri metri di paragone se non Gael stesso, mi incanta guardarlo mentre dirige usando tutte le espressioni di cui dispone, alzata di sopracciglia comprese:

Inoltre, ora che alla fine della terza serie – che al momento è l’ultima – mi mancano solo tre puntate, le sto centellinando e nel frattempo sto cercando di farmi una vaga cultura musicale, su wikipedia e Facebook.
Ho iniziato a seguire la Pagina della Fondazione Pistoiese Promusica che mi ha portato all’attenzione il seguente aneddoto su Richard Wagner e sua moglie Cosima.

Prima di raccontare l’aneddoto vorrei dare un quadro generale della situazione, che ho appreso su wiki giust’appunto:
Richard Wagner era sposato con una cantante molto graziosa, Minna Planer, che riempiva di corna dal mattino alla sera fino alla morte di lei, avvenuta precocemente.
Cosima, ventiquattro anni più giovane, era sposata con il migliore amico di Wagner, tale Hans von Bülow, musicista di talento anch’esso. Quando Cosima e Richard si incontrarono, nacque un folle amore che restò nel peccato per sette lunghi anni, finché nel 1870, morta Minna, Hans concesse il divorzio a Cosima e i due convolarono a nozze, dopo aver messo al mondo già qualche figlio.

L’aneddoto risale proprio a quell’anno; era la mattina di Natale del 1870, data che coincideva anche con il trentatreesimo compleanno di Cosima, e Richard aveva orchestrato (olè) uno speciale risveglio di compleanno per la moglie: nei mesi precedenti aveva composto l’Idillio di Sigfrido, l’aveva insegnata a una piccola orchestra composta da quindici elementi, che aveva poi fatto intrufolare all’alba del 25 dicembre nella cucina della loro casa in Svizzera.

(Questa. Ma immaginatevela ricoperta di neve, il 25 dicembre)

La cucina della loro casa quella mattina profumava di cannella per via delle grosse quantità di biscotti speculoos cotti per la colazione natalizia, e di caminetto, per via che faceva molto freddo e la legna ardeva senza sosta.
I musicisti entrarono dunque in quella grande cucina piena di pentole di rame e trecce di pane di sale, e si misero ad accordare gli strumenti. Quando tutto fu pronto, quatti quatti i musicisti si erano disposti sulle scale che portavano alla stanza di Cosima e, diretti da Wagner, avevano cominciato a suonare.

Questa la reazione di Cosima, direttamente dal suo diario:
Non posso raccontarvi niente di questa giornata, bambini miei, niente riguardo ai miei sentimenti, niente riguardo al mio stato d’animo, niente, niente. Posso solo informarvi, chiaramente e semplicemente, di cosa è successo. Quando mi sono svegliata ho sentito un suono che cresceva d’intensità, e non mi sembrava più di sognare, la musica mi avvolgeva, e che musica! Al termine, R. mi raggiunse insieme ai nostri cinque figli e mise fra le mie mani la partitura del suo “regalo sinfonico di compleanno”. Ero in lacrime, ma lo era anche il capofamiglia: R. aveva disposto l’orchestra nelle scale e così aveva consacrato la nostra Tribschen per sempre! L’Idillio di Tribschen – così era intitolata la composizione…

 

Ora, a parte la storia della cannella e del rame che me la sono inventata, avete in mente un Buondì migliore?

 

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