Il padre d’Italia – La trama all’osso: Lui, Luca Marinelli interpreta Paolo, trentenne solitario, introverso e omosessuale che fa il commesso in uno store di Torino. L’azione del film si mette in moto quando in un locale della città, incontrale lei, la Mia di Isabella Ragonese, ragazza incinta al sesto mese, ignara di chi sia e di dove sia il padre di suo figlio. Paolo e Mia si mettono quindi in viaggio, un lungo percorso verso il sud dell’Italia, alla ricerca del padre del futuro nascituro. E alla ricerca di loro stessi…


 

Il padre d’Italia è il nuovo film di Fabio Mollo (classe 1980) uscito nelle sale il 9 marzo 2017. Il giovane (rispetto alla media nazionale) regista calabrese, dopo Il sud è niente, ha presentato al pubblico il suo secondo lungometraggio che vede protagonisti Isabella Ragonese (Mia) e Luca Marinelli (Paolo).

Il padre d’Italia è una favola sul bisogno ancestrale di avere qualcuno che abbia cura di noi.

Mia e Paolo, al netto delle paure e delle contraddizioni proprie degli adulti, sono raccontati come si farebbe a dei bambini. I due personaggi si descrivono reciprocamente quando Paolo dice a Mia “sei bella” e Mia dice a Paolo “sei buono”, ha detto Isabella Ragonese alla presentazione del film al Cinema Mexico di Milano.

Mia ha i capelli rosa, una bambina nella pancia e indossa una giacca che raffigura la madonna.  Luca la prende in braccio e con un furgone cerca di portarla in un posto sicuro. Questo è il punto di partenza di un viaggio che parte da Torino per arrivare in Calabria e di una storia che descrive un movimento continuo di accoglienza e di rifiuto, di interesse e di abbandono. I ruoli sono assegnati ‘in ordine sparso’. Non è detto sia una famiglia ad accogliere ed è possibile sia una madre ad abbandonare. E allora, verrebbe da dire, l’amore purché sia.

Il film non è sulla genitorialità omosessuale, ma inevitabilmente la racconta. Fabio Mollo, non cala dall’alto una risposta ‘giusta’. Riporta con umanità e dolcezza il pensiero, come dogma, di chi crede esistano dei limiti da rispettare perché imposti dalla natura e lo pone davanti all’evidenza del miracolo che accade e che della natura non tiene conto.

Belle le immagini e riuscitissima la colonna sonora (come Il mare d’inverno, Loredana Bertè o There is a light that never goes out, The Smiths),  che a volte diventa la voce narrante del film.

Potrei dirvi che per l’utilizzo degli abiti come fossero mantelli di supereroi mi ha ricordato Drive di Nicolas Winding Refn, o che è stato girato in poche settimane e la troupe ha ottimizzato gli spostamenti muovendosi tutta nel furgone mentre faceva le riprese, e invece vi dirò semplicemente ANDATE AL CINEMA A VEDERLO, perché è un bel film e i cinema sono vuoti e Masterchef è finito.

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