La pazza gioia ha conquistato i David di Donatello come miglior film, miglior regia, migliore attrice protagonista, e anche migliore scenografia e migliori acconciature. Ma prima ancora di conquistare premi, ha conquistato molte persone. Me compresa ovviamente visto che ho deciso di usarlo come Buondì.

La pazza gioia è una riflessione sulla perdita della ragione, ma al tempo stesso è anche un’opera che ci porta a ragionare su quanto importante sia il nostro diritto alla felicità.  Non è un film perfetto, ma è di sicuro un film necessario per la sua spiazzante capacità di farci vivere attraverso le emozioni. Da un distaccato divertimento iniziale, fino a un’amara riflessione sui concetti di normalità e diversità, in un finale che ci lascia con il volto rigato di lacrime e ci fa sentire finalmente tutti uguali: esseri umani impegnati in una ricerca affannosa, appunto, della pazza gioia, sempre in bilico tra una mente cosiddetta sana e una cosiddetta malata.

E il discorso di Valeria Bruni Tedeschi ne è stato l’ennesimo esempio.

Ritirando il David come migliore attrice per l’interpretazione di Beatrice Bruni Tedeschi ha divertito e commosso la platea. Dopo aver chiamato sul palco Micaela Ramazzotti (attrice co-protagonista), ha tirato fuori un lunghissimo elenco di ringraziamenti che ha trasformato il suo discorso in una bellissima e sentita gag teatrale diventata velocemente virale sul web. Tra i tanti che ha ringraziato ci sono Basaglia, Chopin, la mamma, De André e Natalia Ginzburg. Artisti, parenti, amici e amori passati, tutti sono entrati nella sua lista “pazza di gioia”, anche la sua psicanalista. Ha riso e pianto, di quelle lacrime e di quelle risate che non riesci a frenare.

Che stesse recitando o meno poco importa, almeno a me. Perché mi è sembrato il discorso più normale e umano che potesse fare e mi ha ricordato che noi siamo tutti uguali non solo nella ricerca della felicità. Lo siamo anche nella fragilità. Ma spesso e volentieri non ce la permettiamo, ci chiudiamo dietro maschere e/o corazze come se sembrare forti, impenetrabili e impermeabili ci rendesse più belli.

Che errore. Siamo umani, non ombrelli di amianto. A volte proprio non riusciamo a trattenere le lacrime, altre le risate, perché nasconderlo? Non voglio mica dire che bisogna passare all’estremo opposto e usare l’emozione come scusa per non avere quella giusta dose di praticità che serve nella vita, ma trovo che sia profondamente triste e sbagliato far vincere l’essere impassibili e infrangibili. Semplicemente per un motivo: non lo siamo. Non possiamo e non riusciamo ad avere sempre tutto sotto controllo.

Oggi dunque lasciatevi andare, non abbiate paura di dimostrare le vostre fragilità, liberatevi della corazza da guerriero senza paura.

Sarete più leggeri, più veri, più vicini a una pazza gioia.

 

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