Io e le mie amiche siamo state adolescenti colorate, riottose, libere.

“È intelligente ma non si applica” descrive perfettamente il nostro approccio verso il liceo. Ascoltavamo musica punk e invece di studiare trascorrevamo la maggior parte dei pomeriggi alla ricerca di luoghi abbandonati per riempirne i muri di graffiti.

La nostra musa ispiratrice era Miss Van, una giovane writer di Tolosa che nei primi anni ’90 si è distinta nel mondo del graffiti writing per il suo stile innovativo e originale: al posto del consueto spray utilizzava infatti la vernice acrilica.

Più che di lei, noi tutte eravamo follemente innamorate delle sue poupées, bambole conturbanti e angeliche dalle curve generose che sembravano muoversi volteggiando in un mondo immaginario fatto di colori pastello e forme deliziose.

Probabilmente cercavamo qualcosa di noi nelle sensuali lolite dipinte, le quali erano spesso ritratte accompagnate da candidi cigni, orsetti, coniglietti e agnellini, quasi a contrastare il (non troppo) velato erotismo che sprigionavano con le loro pose.

Miss Van ha dovuto lottare molto, soprattutto agli inizi, per dimostrare che i suoi lavori erano buoni quanto quelli di un uomo, visto che il mondo dei writers è prevalentemente maschile. Oggi è un’artista conosciuta e affermata in tutto il mondo: dallo spray è passata ad esprimersi anche su tela e attraverso la realizzazione di meravigliose sculture. I suoi soggetti sono sempre ritratti femminili, ma dal carattere maggiormente introspettivo e meno illustrativo, a dimostrazione del fatto che, nell’arte come nella vita, il nuovo avanza continuamente in un processo che ha dell’inarrestabile.

Dal canto nostro, io e le mie amiche abbiamo abbandonato le nostre aspirazioni di graffittare, ma non quelle di artiste. Ognuna di noi ha seguito le proprie passioni e attitudini che già in quegli splendidi anni iniziavano a delinearsi con timida chiarezza.

Forse un giorno avremo l’occasione di capitare tutte insieme ad una delle numerose mostre sparse per il mondo della nostra writer preferita, ritrovandoci nuovamente ad osservare noi stesse attraverso un’opera d’arte.

Le bambole di Miss Van hanno avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione del mio personale immaginario, non solo estetico: d’altronde non è bello ciò che è bello, è bello ciò che sprigiona colore, emozione, malinconia, profondità, Vita.

E ora su, confessatecelo, a chi fra voi è capitata l’incredibile fortuna di imbattersi in uno dei suoi incredibili murals?

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