Ho tanti difetti, ma l’ansia proprio non fa parte di me. È da sempre un concetto strano che faccio molta fatica a concepire, ma anche e soprattutto, a non sminuire.

L’ansia è inutile oltre che dannosa. Forse mi viene così semplice da dire perché ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di esseri razionalissimi con i piedi ben piantati per terra che hanno sempre reagito alle mie esternazioni da essere ipersensibile con la testa tra le nuvole con le sacrosante e sane parole: “se ci puoi fare qualcosa fallo. Se non ci puoi fare niente è inutile agitarsi”.  Punto. Fine. Conversazione chiusa per sempre. Ci sono rimasta male a lungo poi ho capito che questa loro reazione che mi ha dato alcuni grossi mal di pancia e nervosismi in adolescenza, mi sta regalando una vita di serenità. E non smetterò  mai di dirgli grazie per questo.

Specialmente adesso che mi trovo a dover affrontare dei lavori interminabili in casa con tutti gli errori, ritardi, litigate e sbattimenti annessi e connessi che potete immaginare (sì, compresi alcuni giri di domenica all’Ikea). Credo che se non avessi avuto la famiglia che ho non ne starei venendo fuori così elegantemente. Per cui voglio tentare, con immensa modestia eh però, a fare lo stesso con voi e cercare di liberarvi dallo stress, almeno per oggi.

Perché sappiate che le emozioni sono contagiose tanto quanto le malattie (questo sì, l’ho scoperto in uno di quei pomeriggi all’Ikea). È stato anche dimostrato che vedere una persona stressata, perfino una sconosciuta, è sufficiente per far salire il nostro livello di cortisolo. Da un punto di vista evoluzionistico, questo non dovrebbe sorprenderci. Dopotutto se nel nostro raggio visivo c’è qualcuno che ha l’aria allarmata come se una tribù di razziatori nemici stesse per attaccarci alle spalle, probabilmente è perché stanno arrivando sul serio, nel qual caso essere allarmati a nostra volta può salvarci la vita. Oggi che le tribù di razziatori di solito non costituiscono più un rischio imminente, quell’ansia non è di grande utilità. Ma purtroppo è rimasta contagiosa.

Rimuginare su un problema ci dà la sensazione che stiamo facendo qualcosa per risolverlo. E perciò vogliamo che gli altri condividano la nostra preoccupazione, così diverse persone “lavoreranno” a quel problema. Il guaio è che, in realtà, l’ansia non è affatto costruttiva, di solito è solo una distrazione che abbassa la qualità del lavoro.

Alan Watts lo diceva già nel 1951: paradossalmente, quello che ci rende insicuri è il nostro disperato bisogno di sicurezza. Quando ci preoccupiamo, stiamo cercando di raggiungere uno stato di serenità impegnandoci proprio nel tipo di attività che rischia di impedircelo. Per cui smettiamo.

Come? Distraiamoci facendo qualcosa oppure concentrandoci su qualcosa di positivo. Perché l’ansia è contagiosa, ma anche la felicità lo è. Per esempio, se siamo infelici e poi per qualche motivo diventiamo felici – magari per un nuovo amore – secondo uno studio del 2014 anche un amico che vive nel raggio di un paio di chilometri da noi ha il 25 per cento di probabilità in più di essere felice. Circondiamoci dunque di cose belle, persone belle e pensieri belli. 

La faccio troppo facile? Vi assicuro che per me ha funzionato così. E se non credete a me credete a Evelyn Underhill, scrittrice e pacifista che ha detto una delle banilità più belle del mondo:

Tutto sembra impossibile fino al momento in cui si agisce; allora, ci si accorge che era possibile.

Tranne la domenica pomeriggio all’Ikea. Ovviamente.

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