Quando è uscito il libro caso editoriale dell’anno Storie della buonanotte per bambine ribelli in molti avranno pensato “bella idea, non geniale, avrei potuto scriverlo io”.
Anche io, in effetti.
E chissà cosa avrà pensato Assia Petricelli, autrice di Cattive ragazze, 15 storie di donne audaci e creativeedito del 2013, raccontato a fumetti e molto carino.

L’ho sfogliato ieri curiosa, ho letto qualche storia, alcune le conoscevo già, altre no, altre mi hanno ricommosso come Marie Curie, che vinse due nobel e fu la prima professoressa donna alla Sorbona.

Poi ho letto quella di Miriam Makeba, cantante sudafricana che quasi tutti conoscono se non per nome, per la canzone Pata Pata, e se non per titolo, per essere stata la colonna sonora dello spot del Maxibon con il giovane Stefano Accorsi.

Ad ogni modo, Miriam Makeba non ha solo l’onore di aver composto una delle canzoni più da Buondì di sempre, ma soprattutto di aver lottato attivamente contro il regime dell’apartheid, essere stata esiliata a causa del suo attivismo politico, aver cantato a mezzo mondo di temi politici relativi alla situazione dei neri.

Nacque il 4 marzo del 1932 a Johannesburg, e le fu dato un nome che, come da tradizione, si portava dietro i nomi di tutti i suoi discendenti maschi seguiti da un paio di aggettivi caratterizzanti della persona: Zensile Makeba Qgwashu Nguvama Yiketheli Nxgowa Bantana Balomzi Xa Ufnu Ubajabulisa Ubaphekeli Mbiza Yotshwala Sithi Xa Saku Qgiba Ukutja Sithathe Izitsha Sizi Khabe Singama Lawu Singama Qgwashu Singama Nqamla Nqgithi.

Chiamata poi più brevemente: Mama Africa.

Morì il 9 novembre 2008 a Castel Volturno, teatro dell’omicidio di alcuni immigrati africani per mano del clan dei Casalesi nell’agosto dello stesso anno. Miriam Makeba, che soffriva di artrite reumatoide, stava terminando il tour mondiale di addio alle scene e aveva deciso di dedicare il suo ultimo concerto a Roberto Saviano e in ricordo delle vittime della camorra. Poco dopo il concerto, le venne un attacco cardiaco e morì.
Nelson Mandela disse in quell’occasione: «Giusto così, giusto che gli ultimi momenti di vita di Miriam siano passati sul palcoscenico. Le sue melodie hanno dato voce al dolore dell’esilio che provò per 31 lunghi anni, e allo stesso tempo, la sua musica effondeva un profondo senso di speranza».
Bello morire “giusto così”!

 

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