Non è facile essere al mondo del 2017, non possiamo curarci solo di un aspetto, tipo cosa ci fa stare bene. Dobbiamo stare attenti che quello che ci fa stare bene faccia stare bene anche chi lo produce, non sia dannoso per l’ambiente, non sia dannoso per chi ci sta intorno.

Che il carbone non faccia bene a nessuno tranne a chi ci si arricchisce lo sapevamo, e ora lo sa anche Enel, multinazionale produttrice e distributrice di energia elettrica e gas, che importava gran parte del carbone dalla Colombia, da una zona che si chiama Cesar, fornito da una multinazionale estrattiva statunitense che si chiama Drummond.

I minatori della Drummond lavorano in condizioni che violano i diritti umani. Questa condizione ha ovviamente fatto sì che i sindacati insorgessero e a che a loro si aggiungesse la guerriglia delle Farc, contro la presenza della multinazionale sul territorio. La Drummond, secondo l’avvocato che difende i diritti dei lavoratori, ha richiesto protezione organizzandosi con gruppi paramilitari; finanziati lautamente dalla multinazionale, furono autori dell’omicidio del 2001 di due dirigenti del sindacato e di 2600 persone in dieci anni, orrendi crimini e obbligarono circa 50 000 persone ad abbandonare le proprie terre.

Ad oggi Drummond continua a estrarre carbone sul sangue dei propri dipendenti e di buone notizie non ce ne sono.

Se non che, qualche giorno fa, il Ceo di Enel Francesco Starace ha comunicato che non rinnoveranno più i contratti di fornitura a Drummond e alla Colombia, un anno dopo aver dichiarato:
“Sappiamo che esiste una profonda preoccupazione che le violazioni dei diritti umani e gli abusi registrati 10 anni fa nella zona del Cesàr in Colombia possano continuare ad oggi, e che possano essere di nuovo fonte di preoccupazione per le popolazioni che vivono lì. Noi vi assicuriamo che prenderemo immediatamente sul serio tutte le vostre segnalazioni. Di fatto vi dico che noi di questa storia siamo abbastanza stufi, del carbone colombiano ci interessa fino ad un certo punto, e che andremo a vedere cosa succede in Colombia di persona e se troveremo cose che non ci piacciono usciremo da questo sistema come ha fatto Dong. Ci ritroveremo su questo tema sicuramente nei prossimi mesi. Non scapperemo.”

Bisogna ringraziare in parte anche Re:Common, associazione che fa inchieste e campagne contro la corruzione e la distruzione dei territori in Italia, in Europa e nel mondo. che ha portato alla luce la questione colombiana grazie al documentario “La via del Carbone”, che vi invito a guardare, dura solo 8 minuti.

E oltre ai soldi che volano, pensiamo anche a chi stiamo pagando le nostre bollette.

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