A Roma esiste un progetto di quelli che da qualsiasi punto di vista lo guardi, è fico, diciamolo.

Si chiama La Clinica del Diritto dell’Immigrazione e della Cittadinanzauno sportello al quale i migranti possono chiedere assistenza legale gratuita e a fornirgliela sono gli studenti della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre.
Il progetto, nato 4 anni fa sul modello delle legal clinic presenti nelle facoltà di legge degli Stati Uniti, offre orientamento ai diritti e consulenza legale a migranti e richiedenti asilo presenti sul territorio.

I casi vengono presi in carico dagli studenti e vengono esaminati. Il loro lavoro passa dalla teoria alla pratica nel momento in cui vengono progettate linee guida per cause di contenzioso strategico, in attività di ricerca sui principali ostacoli nell’accesso ai diritti e nell’elaborazione e raccolta di buone pratiche per superarli.

Gli obiettivi specifici del progetto sono:

  • fornire orientamento legale e assistenza a migranti e richiedenti asilo presenti sul territorio

  • fornire supporto legale alle associazioni che offrono servizi a migranti e richiedenti asilo presenti sul territorio e su una scala più ampia

  • offrire un’occasione di formazione qualificata dove gli studenti della facoltà di giurisprudenza possono mettere all’opera le proprie competenze e allo stesso tempo acquisire conoscenze specifiche in materia di diritto dell’immigrazione e dell’asilo

  • costruire una rete di collaborazione tra la comunità accademica, il mondo dell’associazionismo e avvocati che si occupano di immigrazione

  • costruire linee di contenzioso strategico per ottenere pronunce giurisprudenziali atte favorire il miglioramento dei diritti di migranti e richiedenti asilo

  • elaborare buone pratiche per l’accesso ai diritti

Lo sportello è aperto in via Ostiense 139, il giovedì dalle 17 alle 19, Edificio Tommaseo dell’Università di Roma 3, I° piano, sala riunioni (1.02).

Ora, tralasciando l’ovvio beneficio che ne traggono i migranti – dalla “banale” accettazione di status di rifugiato, indicazioni di procedure giudiziali e di misure alternative; alla compilazione di atti amministrativi relativi all’immigrazione (domande di asilo, domande per l’acquisizione della cittadinanza, richieste di rinnovo del permesso di soggiorno, etc.), ai casi delle vittime della tratta a sfondo sessuale – quello che più trovo ammirevole è il lavoro di sensibilizzazione tra la comunità accademico-giuridica e tra gli studenti.

Non solo perché forse ho visto troppi film nei quali i cattivi erano gli avvocati, ma perché in questo modo si sta formando una quota di generazione a cui non usciranno neanche per sbaglio le parole tornassero nel loro paese, quando il loro paese è devastato nel migliore dei casi da carestie e povertà, e nel peggiore da carestie, povertà, distruzione e bombe, con in mezzo le sfumature di guerre civili, guerre tribali, guerre per il petrolio, guerre per i diamanti, estremisti, soldati bambini, etc etc etc.

Nell’attesa che qualcosa cambi là, comportarsi nel migliore dei modi qua è l’unica cosa che si può fare, credo. E la partenza è sempre dall’educazione, dalla formazione e dalla conoscenza.

 

Foto credits Patrick Pierre

 

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