I principali titoli dei quotidiani di questo fine settimana non sono certo stati forieri di buone notizie. Eppure in tutto questo malessere, in questo clima di paura, ci sono stati episodi e dettagli che ci hanno sorridere, alcuni per l’ironia della sorte, altri perché finché c’è vita c’è speranza e per ogni yin c’è uno yang. La Pollyanna che c’è in noi non è scema, ma crediamo (ribadiamo) che sia più utile cercare e fare il buono e il bello piuttosto che scrivere su Facebook il nostro disgusto, e poi stare a guardare.

Ecco i nostri scorci di bene:

Attacco terroristico a Londra, Londra che reagisce con stile british: le tradizioni per gli inglesi sono i capisaldi della società, e in certi casi è un bene. È grazie a qualche punto fisso che si riesce a mantenere il controllo anche nelle avversità. Ci sono delle priorità, insomma, e in ambito di consumazioni lassù sono il tea e la birra del dopo lavoro. Il ragazzo che fuggiva dall’attentato al London Bridge con in mano la sua pinta di birra: un braveheart in tempo di terrorismo, “possono toglierci la vita ma non ci toglieranno mai la birra”, o come è stato cinguettato su twitter: “È questo il motivo per cui non ci batteranno mai”.

Trump che esce dagli Accordi di Parigi sul clima, Juncker che lo trolla: il Presidente della Commissione Europea ha dichiarato che gli Stati Uniti “non possono semplicemente ritirarsi dall’accordo di Parigi sul Clima”, e il presidente Donald Trump “lo crede perché non è abbastanza vicino al dossier per comprenderlo appieno. Se lo comprendesse saprebbe che ci vorrebbero dai 3 ai 4 anni dopo la sua entrata in vigore, nel novembre 2016, per ritirarsi dall’accordo. Questa nozione ‘Io sono Trump, io sono americano, l’America prima e ne uscirò’ semplicemente non accadrà”. Il nerd che rimette a posto il bullo.

(Juncker, Trump e Tusk, presidente del Consiglio europeo. Se avete un po’ di confusione sulle cariche europee, ripassate qui)

Ladri sì, ma gentiluomini: a Castrì di Lecce una banda di ladri si è nascosta nella notte all’interno di un ufficio postale, ha aspettato l’arrivo dei dipendenti che poi hanno minacciato, armati, di consegnare loro i soldi contenuti nella casse. Senonché la direttrice di filiale dallo spavento si è sentita male. I ladri hanno dunque interrotto la rapina, hanno soccorso la malcapitata offrendole un bicchiere di acqua, l’hanno rassicurata e se ne sono andati con 60.000.000 euro di refurtiva. Ognuno fa quel che può, non è che giustifichiamo il furto, ma se fatto con etica e tenerezza è meglio.

Panico e solidarietà a Torino. Qualche mese dopo l’attacco delle Torri Gemelle nel 2001, un piccolo aereo da turismo si schiantò contro il Grattacielo Pirelli, sede della Regione Lombardia, a Milano. Si contarono 3 morti e circa 70 feriti. La prima reazione fu urlare all’attacco terroristico, un Ground Zero in miniatura; si scoprì poi invece che la tragedia era avvenuta a causa di un maldestro pilota svizzero al quale si era rotto il carrello del veivolo: le spie di controllo iniziarono ad accendersi (spie del carrello, comando manuale di apertura di emergenza, fusibili dell’impianto elettrico), il pilota fu preso dal panico, sbagliò rotta e invece di dirigersi sul circuito di attesa andò verso il centro cittadino, puntando direttamente contro il Pirellone.
Purtroppo la paura quando si insinua è difficile da cancellare e basta poco per scatenare il caos.

A volte basta anche solo un cretino.

In occasione della finale di Champion’s League a Torino un tale (cretino), ora ricercato, ha urlato Allah Akbar, ha fatto esplodere un petardo: oltre 1500 feriti, tra cui bambini. A parte questa voglia di emulazione anche nei fatti tragici, non c’è nulla da ridere, ma qualche episodio di solidarietà: une dei feriti più gravi è un bambino di sette anni, schiacciato dalla folla. “Ad un certo punto eravamo ammassati uno sull’altro. Qualcuno, un ragazzo di colore, si è accorto di Kelvin e ha urlato ‘c’è un bambino, c’è un bambino’. Poi ha cominciato a spostare la gente, tutta quella che poteva, e altri gli hanno dato una mano. Lo ha salvato”. Queste le parole di Liu Zhiji, la sorella del bimbo, entrambi di origine cinese. Un ragazzo di colore che salva un bimbo di un altro colore mentre guardano una squadra di calcio composta da atleti di ogni dove. Ha davvero ancora senso parlare di noi e loro?

 

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