A casa mia, quando andavamo tutti al mare insieme, c’era un grande smercio di libri, soprattutto tra mia madre e le mie zie. Era uno scambio circolare, in cui tutte e tre si prestavano libri e poi dovevano sbrigarsi a finirne uno per farlo leggere a quella che lo aspettava subito dopo. Sotto l’ombrellone spesso si trovava il medesimo libro per giorni e giorni, ma letto ogni volta da una persona diversa. Mi ricordo che un’estate, avrò fatto le medie, si passarono Non Ti Muovere di Margaret Mazzantini, che era di una mia zia e che lessero tutte e tre. Un’altra estate, un po’ di anni dopo, successe con La Solitudine dei Numeri Primi di Paolo Giordano, e in quel caso mi introdussi nel giro anche io, sbrigandomi a finirlo in tempo per darlo a mia madre.

Ma in realtà non ci misi molto. La mia principale attività l’estate, quando ero piccola, era leggere. Era intervallata da altre cose. Bagno al mare- leggere – giro in bicicletta – leggere – gelato- leggere – telefilm -leggere. A volte mi sentivo un po’ persa. O forse è che d’estate si è già persi e si legge per cercare di ritrovarsi nei libri. Ci si abbandona e quando se ne esce ci si sente un po’ ubriachi, pieni ma vuoti allo stesso tempo.

Mi ricordo io, mia madre e mia sorella in macchina per andare a un piccolo parco acquatico, vicino a dove andavamo al mare, in uno di quei lenti pomeriggi estivi. Io sono seduta davanti e leggo La Storia Infinita, che tra l’altro è in un’edizione stranissima, con il testo scritto a volte in verde e altre in rosso.
Umbria, un po’ di anni dopo, in un agriturismo. Io leggo Il Giardino Segreto, è uno dei primi libri che leggo tutto in inglese e fatico un po’, ma immagino che il giardino sia come il posto in cui sto in vacanza con i miei, e dal quale vorrei scappare.
Ancora vari anni dopo, svariati treni di un interrail, le rare volte in cui non crollo addormentata leggo Non ci Sono Solo le Arance di Jeanette Winterson, bello ma abbastanza difficile per me da leggere, soprattutto considerati gli alti livelli di sonno, ma questa almeno fa sì che duri per ben due settimane.

Montagna, Alto Adige, alla fine di una passeggiata: sono sdraiata su un prato, vicino a un dirupo, leggo Denti Bianchi di Zadie Smith.
Casa mia, a Roma, appena finita la scuola. Leggo per passare il tempo, per far passare la noia, per  non sentire il caldo, per non sentire il vuoto intorno.

Ho iniziato a scrivere pensando ai libri più adatti al mare, a quelli più adatti alla montagna, a quelli più adatti alla città e così via. Ma in realtà mi sembra una divisione inutile. Sono i libri che si adattano al paesaggio intorno. Ho letto La Storia Infinita e Guerra e Pace nello stesso posto al mare, sulla stessa spiaggia, nello stesso giardino, e in qualche modo tutti e due si sono incastrati nel loro modo nel paesaggio intorno.

Quindi che libri leggere l’estate? Banalmente, si può osare leggere libri lunghi, quei libri che in genere si guardano con un misto di desiderio e paura, con un sospiro che vuole dire: “Sarebbe bello, ma non ho tempo”. D’estate si porta il macigno sotto l’ombrellone e si può procedere lentamente e pigramente, tra un bagno e l’altro. Ecco, forse se si fanno passeggiate o si portano zaini serve qualcosa di più tascabile, o un bel libro in vari volumi, così i singoli volumi non sono troppo pesanti e quando se ne finisce uno si sa già cosa leggere dopo, senza dover cercare qualcos’altro, magari all’edicola del paesino di montagna, che ha solo due gialli e tre romanzi rosa.
I miei personali obiettivi di lettura di quest’estate sono: Eccomi di Jonathan Safran Foer, Wolf Hall di Hilary Mantel e poi I Fratelli Karamazov, che è nel medesimo posto della libreria da anni, ed è il libro davanti al quale sospiro: “Sarebbe bello, ma non ho tempo”.

 

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