Si è tenuto in Lussemburgo il Consiglio Ambiente Ue.

“Il Consiglio si rammarica profondamente della decisione unilaterale dell’amministrazione statunitense”, si legge nelle conclusioni del vertice, ma “ribadisce che l’accordo di Parigi è idoneo allo scopo e non può essere rinegoziato“.

L’accordo di Parigi “è ambizioso ma non prescrittivo e consente a ciascuna parte di definire la propria via per contribuire agli obiettivi volti a lottare contro i cambiamenti climatici, che minacciano lo sviluppo, la pace e la stabilità nel mondo”, e poi “il mondo potrà continuare a contare sulla leadership dell’Ue nella lotta globale ai cambiamenti climatici, mantenendo l’aumento della temperatura media mondiale ben al di sotto di 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali e proseguendo l’azione volta a limitare questo aumento a 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Attraverso le sue politiche ambiziose in materia di clima e il sostegno continuo a quelli che sono particolarmente vulnerabili, l’Ue – si legge nelle conclusioni – eserciterà un ruolo guida al fine di creare economie forti e sostenibili che consentano di raggiungere, nella seconda metà di questo secolo, la neutralità rispetto ai gas a effetto serra e società resilienti al cambiamento climatico.”

Ma non solo, nei giorni scorsi il Parlamento europeo ha votato affinché a nessuno possa venire in mente di fare come ha fatto Trump (che ha annunciato che avrebbe ritirato gli USA dagli accordi presi a Parigi sui cambiamenti climatici) e dire: io esco.
Non esisteva infatti alcuna sanzione per i paesi che non soddisfano gli obiettivi di riduzione dei gas serra. Con questa votazione (534 a 88 favorevoli) gli obiettivi, 50% di emissioni in meno entro il 2030, sono giuridicamente vincolanti.

L’UE sta mostrando il suo impegno in prima linea dunque, privilegiando l’eolico e il solare; molti dei suoi stati membri, tra cui Francia e Regno Unito, si sono impegnati a chiudere le loro ultime centrali di carbone entro il prossimo decennio.

La misura approvata garantisce inoltre che gli Stati membri a basso reddito saranno dotati di assistenza economica per aiutarli a conseguire un’economia e un’infrastruttura a basse emissioni di carbonio.

L’Unione europea è il produttore di terzo più prolifico di gas serra al del mondo, quindi il suo comportamento su questo tema fa una differenza veramente massiccia negli sforzi del mondo per frenare il cambiamento climatico.

La legislazione dovrà ancora essere approvata da ciascuno dei singoli governi degli Stati membri (potrebbe volerci un paio di anni).
Tuttavia il consenso ottenuto per sigillare la legalità è un ottimo passo avanti sia nella pratica che nella percezione mondiale della questione del clima: l’accordo di Parigi infatti non riguarda solo prettamente i cambiamenti climatici ma è anche un simbolo della cooperazione globale durante un aumento del nazionalismo.

E l’annuncio di Trump non ha fatto altro che rafforzare tale cooperazione, sostegno all’accordo e la consapevolezza del pubblico, non solo in Europa ma in tutto il mondo e anche negli Stati Uniti: una coalizione bipartisan di Stati, imprese, sindaci e magnati in tutta l’America ha promesso di lavorare con il resto del Pianeta, per esempio, donando enormi quantità ai fondi per il clima, investendo notevolmente nelle fonti energetiche rinnovabili nei loro territori e firmando i loro patti climatici con le nazioni straniere.

La California, in particolare, ha già istituito patti con la Cina e la Germania, due delle nazioni più potenti e inquinanti del mondo, per contribuire a ridurre le impronte di carbonio e sviluppare tecnologie a basso consumo energetico all’avanguardia.

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