Volevo scrivere un articolo in cui parlavo solo di pezzi di libri. I pezzi sottolineati, quelli che leggiamo e siamo sicuri che ci rimarranno attaccati addosso, anche se spesso poi non è così. Ce ne sono alcuni che lo fanno, che restano nella testa per mesi, anche anni. Frasi, magari ricordate male (tanti anni fa mi ero decisa a fare un tatuaggio con una frase tratta da un film, la continuavo a sentire nella testa. Il tatuatore poi mi ha detto che era troppo lunga, non sarebbe venuta carina. Mi sono lasciata convincere a tatuare un’altra cosa. Per fortuna, perché poi ho scoperto che la frase me la ricordavo sbagliata, e quella vera era molto più brutta).

Io sottolineo le cose furiosamente perché ho paura che vadano via. Ho paura che chiuderò il libro e mi sarò dimenticata tutto. E anche perché a volte mi piace sfogliare i libri e leggere solo le parti sottolineate. Principalmente per un motivo pratico, perché non posso rileggere centinaia di pagine, ma anche per capire che cosa mi rimaneva impresso di un libro in un preciso periodo.

E se un periodo, lungo o breve, della nostra vita, si potesse racchiudere nelle frasi che sottolineiamo? Ci ho provato.

Gennaio – “Le emozioni, nella mia esperienza, non possono essere espresse da parole singole. Io non credo nella ‘tristezza’, nella ‘gioia’, nel ‘rimpianto’. Probabilmente la prova migliore che il linguaggio è patriarcale è che semplifica eccessivamente le emozioni. Io vorrei avere a disposizione emozioni ibride e complicate, costruzioni come ‘la felicità che precede un ‘disastro’. O ‘la delusione di andare a letto con la persona dei tuoi sogni’. (…) Vorrei avere una parola per ‘la tristezza che provocano i ristoranti che stanno fallendo’ così come una per ‘l’eccitazione che suscita avere una stanza con un minibar’”.

Marzo – “Mi faccio molte domande su di te, a te invece ne faccio pochissime. Il guaio è che più chiedo più mi coinvolgo. Vorrei che tu fossi insulsa o speciale.”- “Non voglio essere salvato Antonia, e non voglio salvarti, voglio essere voluto e volerti, ma so che tutti rispondiamo a una legge di vuoti e pieni, come hai detto tu quel giorno sul treno: se qualcuno non sta al proprio posto, dopo vari aggiustamenti, quel posto verrà occupato da qualcun altro”.

“Aleggiava nell’aria un immenso e vago desiderio di creare” -“Sembrano in posa per una foto che non finisce mai di essere scattata”- “Ci sentivamo galleggiare in uno spazio troppo vasto, l’esistenza si diluiva” “Un dolore che filtra il suo rapporto con il mondo”-“Eravamo sopraffatti dal tempo delle cose. Si era rotto l’equilibrio mantenuto a lungo tra la loro attesa e la loro comparsa, tra la privazione e il possesso.”

Aprile – “Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto”- “Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.”

“Si può, sai, stando qui
stando molto fermi
sostenere una stella.”-

“Stanno più zitte le cose stando fermi.
Resta un palpitare. Tutto pare risponda
a un direttore nascosto, non umano,
silente, geniale. Stessa partitura secolare
d’orchestra.”

Giugno – “Certe volte, sistemare e riordinare era l’unico modo di sfangare la giornata. Non sapevo che questa cosa avesse un nome e tutto quanto. All’inizio pensavo solo di aver trovato un modo per controllare un po’ il mio mondo. Finché non mi ci sentivo dentro tutta”.

Ho cercato di rileggere queste frasi velocemente, una dopo l’altra, ma ancora non sono sicura che mi dicano qualcosa, così, solo per il loro essere dei pezzi e basta. Forse perché ancora le collego ai libri dai quali le ho prese. Magari tra un po’ rimarranno solo loro, staccate dal loro contesto ma unite nell’aver fatto parte di uno stesso periodo. E allora posso ricordare un preciso periodo attraverso delle frasi che non ho pensato io e delle quali magari  dimenticherò anche il motivo del mio averle sottolineate, ma intanto restano lì, a testimoniare un momento specifico.

I libri dai quali sono tratte le citazioni sono:
Gennaio: Middlesex di Jeffrey Eugenides
Marzo:  il primo è Tutto Torna di Giulia Carcasi e il secondo Gli Anni di Annie Ernaux
Aprile: I primi versi sono dalla poesia Sotto una Piccola Stella di Wislawa Szymborska e i secondi da Studio sullo Stare Fermi di Mariangela Gualtieri
Giugno: Portami Via di Nate Powell.

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