Mi sembra che l’amicizia tra me e Federica duri da una vita intera. Forse è così. Anche adesso che viviamo in due regioni differenti la sento talmente vicina che è come se ci incontrassimo ancora tutti i giorni. Descrivere a parole un rapporto di sorellanza a qualcuno che non lo vive è impossibile e infatti il mio intento è parlare di lei, non di noi due. 

Federica, alias La Luz, tra le sue creazioni

Federica è sempre stata un’artista, appassionata di pittura e tatuaggi e nel 2014, stanca di accontentarsi dell’ennesima insoddisfazione lavorativa, ha cominciato la propria personale avventura con La Luz, il suo carismatico brand di design di accessori. Decora vari oggetti, dipingendoli interamente a mano, rappresentando attraverso il suo stile i soggetti della cultura tradizionale della tattoo art, definendo con estrema cura ogni particolare e riuscendo a trasformare qualsiasi articolo in un prezioso cimelio dal sapore rock. Ogni sua creazione è un pezzo unico, 100% vegan e dipinto con prodotti di alta qualità, per garantire colori brillanti e a lunga durata. Niente spaventa La Luz e lei lavora su gioielli, borse vintage, ventagli, Vans, cravatte, portafogli e tanti altri accessori, che decora anche realizzando richieste personalizzate su commissione.

 

Ho sempre pensato che ci vuole coraggio per abbandonare la strada in cui si cammina da molto tempo per prenderne una nuova, sconosciuta, ma che volete che vi dica: a noi, in effetti, non è mai mancato.

Per questo ho deciso di intervistare Federica, perché la sua storia è un #buondì con i fiocchi, dedicato a tutte e tutti coloro che stanno aspettando il momento giusto per mettersi in gioco ed essere felici.

 

  • Chi eri prima di diventare La Luz?

Prima di diventare La Luz ero la luz. Credo di essere diventata semplicemente ciò che sono sempre stata, solo che oggi ne ho la consapevolezza. E questo non significa che le cose ora sono più belle mentre prima erano brutte, né che sono facili mentre prima erano complicate, anzi. La Luz è stata la luce che tutto a un tratto ha illuminato il mio percorso, ha dissipato le tenebre del futuro incerto di una poco più che trentenne con poche idee e pure confuse, ha mostrato l’unica via possibile e quasi ovvia, con tutte le difficoltà che ne sarebbero derivate. Prima di diventare La Luz ero stanca. Stanca di accontentarmi dell’ennesimo lavoro precario, insoddisfacente e mal pagato.

  • Com’è nata l’idea del tuo brand? Quali sono state le ispirazioni?

Ho capito che in una situazione economica in cui trovare un impiego anche solo decente sembrava un’impresa impossibile era necessario inventarsi qualcosa, DOVEVO inventarmi qualcosa! Così ho tentato, anche se forse è più corretto dire che ho lasciato entrare ciò che si trovava già lì, bussando ad un uscio immaginario, buttandomi in qualcosa che mi stimolasse a livello creativo e che potesse diventare effettivamente un lavoro: ho unito la mia passione per i tatuaggi a quella della pittura, iniziando a dipingere a mano su accessori, capi d’abbigliamento e scarpe ispirandomi ai soggetti della cultura del tatuaggio tradizionale.  Gli articoli più richiesti sono le Vans custom, realizzate su richiesta e con un design completamente personalizzato. Da poco ho iniziato ad occuparmi di articoli vintage, specialmente di borse, che modernizzo aggiungendo una decorazione eseguita a mano utilizzando colori di altissima qualità.

 

  • La vita da artigiana del design è tutta rose e fiori (old school) come potrebbe apparire da fuori? 

Non sempre è facile trovare chi è consapevole dell’unicità e del valore di un articolo realizzato a mano, ma credo che l’artigianato stia riguadagnando la considerazione che gli spetta; sempre più persone “lasciano” la via della produzione seriale per cercare qualcosa di unico e diverso, e vengono organizzati sempre più eventi che ospitano esclusivamente persone creative e artigiani bravissimi, con tanta voglia di fare e farsi conoscere. All’inizio è stata dura. Capire cosa fare, come fare, quanto fare e per chi sono punti fondamentali per inquadrare chi sei e comunicarlo correttamente agli altri: anche adesso che l’esperienza è maggiore sono attenta a non perdere di vista l’identità del brand e il modo in cui ho deciso di trasmetterla.

  • La tua scelta ha riscosso approvazione tra i tuoi cari o sei stata ostacolata quando hai deciso di intraprendere questa strada?

Non c’è stato un vero e proprio momento ufficiale in cui ho annunciato che mi sarei buttata in questa mia nuova attività, anche perché non sapevo nemmeno io in che modo affrontare la questione, da dove partire e come organizzarmi. I più erano scettici, anche molte persone a me vicine si limitavano a chiedermi come procedesse la cosa, accontentandosi di ricevere un banalissimo “bene” come risposta, poco interessati com’erano ad approfondire l’argomento. Chi aveva e ha tuttora un concetto di lavoro molto convenzionale (impiegato statale per capirci) considerava la mia scelta una sorta di crisi passeggera, o al massimo un hobby, nell’attesa di trovare un lavoro “vero”. Confesso che è stato parecchio frustrante non ricevere il tipo di appoggio che speravo, anche perché, essendo una persona parecchio ansiosa e insicura, ogni commento negativo incideva fortemente sulla mia spinta motivazionale, sia che provenisse da un conoscente che da una persona cara.

  • Quali sono le paure più grandi di una persona che si reinventa lavorativamente parlando? E le gioie? 

Ancora oggi le critiche non mi lasciano indifferente, ma fortunatamente ho raggiunto un livello di consapevolezza tale da non soffermarmi troppo su indecisioni e insicurezze, merito in primis del lavoro svolto su me stessa ma anche di tutti i complimenti che ricevo tramite i social networks e durante gli eventi di artigianato ai quali partecipo. Chi decide di intraprendere un cammino di questo tipo, che lo faccia per passione, perché è alla frutta o perché le ha già provate tutte, non sceglie solamente un lavoro diverso e creativo, non sceglie “solo” di seguire le proprie passioni: chi lo fa sceglie di guardarsi dentro nel profondo, chi lo fa si eviscera, si svuota di ogni segreto, di ogni sentimento, dei dolori e delle gioie, e mette il tutto sulla bilancia.

 

  • Dove si trova il coraggio per reinventarsi una vita?

E’ un processo intimo, impercettibile per chi osserva, è una rivoluzione silenziosa che prima travolge il tuo “io” come una tempesta, poi riordina il tutto minuziosamente e all’improvviso ti accorgi che non c’è più spazio per la casualità o il disordine, c’è solo quello che ci deve essere, ed è esattamente dove dovrebbe stare. E’ un’epifania. Sul banco di un creativo non ci sono solo i suoi prodotti, il frutto del suo ingegno e della sua creatività, c’è un numero indefinito di tentativi, frustrazioni, esperimenti, successi e fallimenti, c’è un po’ di quelle viscere, c’è una parte di sé.

Per quel che mi riguarda c’è OGNI parte di me. Non si tratta solo di credere in sé stessi: questo lavoro mi ha fatto capire il perché dovessi credere in me stessa, il come è venuto da sé, non senza difficoltà.

La Luz cresce ogni giorno e io cresco ogni giorno insieme a lei.

E allora, oggi più di ieri abbiate coraggio e non temete sconfitte!

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