Dal 10 ottobre in Italia è tornato il vuoto a rendere. La procedura, già utilizzata negli anni 80 per il vetro, permette di ricevere la piccola ”cauzione” pagata al commerciante al momento dell’acquisto una volta che gli viene restituito il contenitore vuoto.

Un’ottima notizia senza dubbio che aiuta concretamente a sensibilizzare i consumatori e i produttori sull’importanza del riciclo e diminuire la produzione dei rifiuti: gli stessi contenitori – bottiglie più resistenti in vetro, plastica o altri materiali – potranno essere riutilizzati 10 volte prima di divenire scarto.

Un esempio pratico di economia circolare che inoltre mi ha fatto venire in mente quanto il concetto di riciclo in un certo senso possa essere rivalutato anche dal punto di vista sentimentale. Per carità, non voglio inneggiare alle minestre riscaldate, ma voglio dire che secondo me Massimo Troisi sbagliava quando diceva: La sofferenza in amore è un vuoto a perdere: nessuno ci può guadagnare, tranne i cantautori che ci fanno le canzoni.

Secondo me, se ci comportiamo umanamente, anche la sofferenza in amore può essere un vuoto a rendere perché come da qualsiasi sofferenza si impara e ci si rialza più consapevoli dei nostri limiti e di ciò che vogliamo. E questo vale per noi, ma anche per la persona che ci ha lasciato o che abbiamo lasciato. Si torna entrambi in circolo (scusate, ma dato l’argomento riciclo suonava bene) pronti per dissetare ed essere dissetati.

Accade che ci si sbagli. Accade che ci si illuda. Ciò che invece non accade, perché non può accadere, è che l’amore finisca. Le storie d’amore finiscono, l’amore invece no.

Rendete dunque, sempre. Che in amore non avete proprio niente da perdere, ma tutto da guadagnare senza neanche temere di diventare degli inutili scarti.

 

 

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