La bellezza attira, la bruttezza respinge. Che significa questo? Significa che dobbiamo cercare la bellezza e sfuggire la bruttezza? No, significa che dobbiamo cercare quello che dà come conseguenza la bellezza, e fuggire quello che dà come conseguenza la bruttezza: cercare di essere buoni, aiutare, servire le creature e gli uomini, e fuggire quello che fa male alle creature e agli uomini. La conseguenza di questo sarà la bellezza. Quando tutti saranno buoni, tutto sarà bello”.

Lev Tolstoj


Pollyanna, protagonista del romanzo Eleanor Hodgman Porter del 1913, è diventata il personaggio simbolo dell’ottimismo grazie alla sua capacità di trovare il lato positivo anche tra le sue mille sfighe (eh sì, non non era molto fortunata).

Il nostro Pollyanna non a caso nasce da una telefonata in un momento brutto alla ricerca di qualcosa di buono e di bello.
Una telefonata tra Ludovica e Tieta, compagne di liceo, ritrovatesi dopo anni per i soliti buffi e inspiegabili incroci del destino.
Quella che sembrava essere una banale chiacchierata di aggiornamenti sulle difficoltà della vita precaria che la generazione dei trentenni ben conosce è diventata presto un confronto sull’informazione e il modo di vedere e affrontare la quotidianità.

Sì, eravamo un po’ abbattute dalle difficoltà del momento. Capita a tutti, del resto, la giornata in cui tutto sembra girare storto.
E fin qui niente di nuovo sotto il sole. Ciò che però lo sfogo di quella telefonata ci ha fatto realizzare in tutta la sua banale semplicità è che il mondo dell’informazione negli ultimi anni non ha fatto altro che sottolineare e amplificare tutto il brutto che ci circonda.

I media troppo spesso hanno posto l’accento sulla diffusione di notizie sensazionali e drammatiche, facendo leva sulle caratteristiche di un pubblico visto come groviglio di emozioni e mortificando l’interesse di altra parte di pubblico, che della vita e dell’informazione che la descrive ha una visione diversa. Ci siamo chieste: il pessimista è davvero un ottimista bene informato?

E nei cavi del telefono che attraversano l’Italia tra Firenze e Roma è risuonato un secco no.

Ovviamente non viviamo in un mondo perfetto, ovviamente molte cose non vanno come dovrebbero. A volte per sfiga, spesso per incuria, cattiveria, incompetenza etc.. Ma allo stesso tempo, nello stesso istante in cui la legge di Murphy si scatena in tutta la sua potenza, qualcosa di buono e di bello prende forma. Solo che la maggior parte delle volte non ci facciamo caso o – peggio – non veniamo a saperlo. Pollyanna nasce per questo. Per ridare spazio, voce e luce a tutto ciò che di bello e di buono viene fatto. Ovunque, anche dove sembra dominare solo l’orrore. Per far comprendere che non per forza l’ottimismo deve essere legato a qualcosa di futile e leggero, anzi. Cercare, sottolineare, prendersi cura del bello significa impegno, una presa di posizione che si distacca nettamente dal troppo facile giudizio sedentario del pessimista: “tanto finisce tutto in vacca”. Una buona notizia non solo porta energie positive, ma anche pensieri, analisi, confronto.

La bellezza salverà il mondo? Sì.

E ora, venite a scoprire la nostra Redazione!

Tieta Madia Ludovica Monarca

Siamo queste qui, una volta che ci siamo incontrate in un bar.

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