Ma vie de courgette, La mia vita da Zucchina – la trama, in breve: Icare, nove-decenne circa dai grandi occhi, soprannominato “Courgette”-Zucchina- vive solo con la mamma alcolista, dopo che il papà si è involato dietro a innumerevoli donne. Rimasto poi orfano della madre viene trasferito in un istituto per minori, dove si trovano altri bimbi senza più genitori come lui o coetanei dal passato non meno traumatico. All’ inizio inserirsi non è facile, e i suoi compagni sembrano ostili, ma poi..


Ma vie de courgette – in italiano La mia vita da Zucchina – è un film delicato eppure dritto, che dritto dritto arriva al cuore. Portateci i vostri figli, i nipotini, i nipotini acquisiti, e pure voi stessi. I bambini faranno scoperte, noi piangiamo e ci fa bene.

La mia vita da Zucchina – fedele traduzione una volta tanto- è una piccola perla. Piccola perché dura poco in effetti (anche se poi a guardare il lavoro che c’ è dietro sembra incredibile che duri già ben 66 minuti), perla perché è luminoso e prezioso, e molto tondo (tutti i bambini protagonisti hanno dei testoni e dei bellissimi enormi tondi occhi).

 

Ma vie de courgette è un film d’ animazione franco-svizzero del 2016, regia di Claude Barras, a partire dall’ ispirazione del romanzo Autobiografia di una zucchina di Gilles Paris. Il film è realizzato con pupazzi di plastilina in tecnica passo a uno, tecnica più comunemente nota come stop motion. E qui già si aprirebbero parentesi su parentesi ma andiamo avanti e rimandiamo le domande a questo bel making of, che qualche idea ve la da.

Confesso che ho imparato a non snobbare i film d’ animazione solo da poco. Prima li etichettavo come “film per bambini”: pensavo che tutto fosse già visto, retorico e chissà che noia. Grande errore. Frequentandoli un pochino ho scoperto:

– che riservano molte sorprese, sempre

– che i grandi si divertono molto

– che spesso sono più film per grandi in realtà e che guardarli insieme ai bambini è molto educativo, per noi adulti però.

Ecco, anche questo lavoro sta pienamente nella sopracitata scia: l’età consigliata è attorno ai 9-10, gli anni del protagonista, ma si conferma un film per bambini che forse forse è quasi più un film per adulti (come ha poi confessato anche il regista).

I bambini ne coglieranno la poesia come dato di realtà, rendendolo così ancor più poetico; noi invece la poesia ce la assaporiamo tutta e la leggiamo, commuovendoci, senza che ci sia retorica.

Un esempio su tutti: della propria mamma alcolizzata Courgette conserva come ricordo prezioso una lattina di birra vuota. Del proprio papà conserva un’ immagine da supereroe da lui disegnata sopra ad un aquilone a cui è affezionatissimo. L’altro lato dell’aquilone invece ha disegnata una gallina: perché la mamma di Courgette diceva sempre che il padre “correva dietro alle pollastrelle”.

I bambini, si spera sempre più fortunati di Courgette e dei suoi compagni, vedranno sullo schermo il loro presente, lo stesso eppure un po’ diverso, e istintivamente ne coglieranno l’universalità.

Perché il film non parla solo di “orfanelli”, per dirla male, anzi è totalmente non politically correct; è dritto, parla di diversità, di famiglia, di relazioni, di violenza, di amore, di sessualità prepuberale (tema pochissime volte affrontato nei film d’ animazione per bambini).

E di questo dobbiamo dire grazie all’ ottima sceneggiatrice Céline Sciamma, che si conferma caparbia, sensibilissima e per niente retorica (l’avevamo già vista come autrice e regista di Tomboy, e anche lì si parlava di diversità nell’infanzia).

Noi come i bambini vediamo tutto questo, con l’ ombra del nostro passato però: e che malinconia e che tenerezza.

Attraverso gli occhi tondi e verissimi anche se di plastilina (e così magnetici) di Courgette, Camille, Simon, Raymond, Ahmed, Alice, Jujube, Bèatrice e Alice ci rivediamo, rivediamo i nostri interrogativi, le nostre aspettative e le nostre paure, come le abbiamo affrontate e come in mille altri modi avremmo volute affrontarle e invece.

Un inno ai bambini e pure a noi che lo eravamo.

Ogni tanto esce qualche dolorino, ma soprattutto: tenerezza. E viene da abbracciarsi, da stare vicini. Un bel risultato, importante a mio avviso di questi tempi.

Se non vi avessi convinto ecco altre ragioni per vederlo (sempre meglio in lingua originale).

Per i cinefili: il regista dice di essere ammiratore di Tim Burton e di dovergli molto per l’estetica delle sue zucchine, in particolare ispirandosi a Nightmare Before Christmas ma preferendo alla CGI ( La computer-generate imagery) di Burton  le imperfezioni della stop motion classica. A livello contenutistico trova invece punti di riferimento in Ken Loach e i fratelli Dardenne. Inoltre il team di animazione è lo stesso di cui si avvale Wes Anderson (ne ricorderete Fantastic Mr.Fox) Fan di tali registi, unitevi!

Per i seri e gli scettici: dice Barras: “Ho visitato alcuni orfanotrofi per tre settimane prima dell’inizio delle riprese. Volevo avvicinarmi ad una visione il più realistica possibile.”

Per chi ha bisogno di etichette: dalla stampa francese il film è stato giudicato “il caso cinematografico dell’anno”, ha partecipato con successo alla Quinzaine des Realisateurs a Cannes nel 2016 e si è aggiudicato i seguenti premi: Cristal du Long Métrage Festival d’Annecy 2016, European Film Award per il miglior film d’ Animazione, Premio del pubblico al Festival de San Sebastian 2016, Prix du Public Festival d’Annecy 2016,Valois de Diamant au festival du Film Français d’Angoulème 2016.

Per i nostalgici: la colonna sonora contiene Le vent nous portera. Tutti noi trentenni o giù di lì l’abbiamo sentita e canticchiata.

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