Ci sono opere che, quando ti ci trovi davanti, la prima emozione che destano è una semplice domanda: ma come hanno fatto?

In principio furono i Nazca: tra il 300 e il 500 a.C. i loro ingegneri tracciarono nella terra arida delle piane del Perù delle linee perfette lunghe centinaia di metri. Quando nel secolo scorso i primi aerei sorvolarono la zona, si accorsero che quelle non erano semplici linee, ma disegni elaborati raffiguranti animali e segni astronomici. Assolutamente stupefacente e a lungo inspiegabile.


Poi Gutzon Borglum, celebre scultore noto per gli imponenti (18 metri di altezza) faccioni dei Presidenti degli Stati Uniti impressi sul Monte Rushmore.

Adesso abbiamo Andres Amador, che disegna sulla sabbia nelle spiagge creando incredibili disegni geometrici, nel tempo di una bassa marea.

Andres viene da San Francisco e ha trovato il modo di legittimare la sua brama di passare le proprie giornate al mare: in due ore, armato di rastrello e corde, è in grado di “tatuare” un’intera spiaggia, ed è solo ammirandola dall’alto che se ne intuisce il disegno e la trama, e si rimane a bocca aperta.

Un rastrello come ‘pennello’ e una corda come compasso, i suoi solchi svelano le geometrie portando alla luce la sabbia bagnata, e il suo estro li trasforma in opere monumentali, che possono estendersi anche per alcune migliaia di metri quadrati, da ammirare dall’alto. E poi rimpiangere, perché appena ha terminato il suo lavoro il mare se lo riprende. Spesso inserisce all’interno delle sue creazioni anche gli elementi naturali che ne diventano parte, come le scogliere, ed è felice di coinvolgere nella realizzazione chi desideri appassionarsi a questa gioiosa forma d’arte. Col tempo il suo talento ha conquistato uno straordinario successo, tanto da essere diventato un lavoro a tutti gli effetti. Amador infatti lavora anche su commissione, per privati e aziende.

Ma nello stesso momento in cui lo stupore prende il sopravvento per una manciata di secondi, un’onda più grossa delle altre potrebbe cancellare il lavoro di Andres.
E va bene così, perché come ogni saggio direbbe, l’importante è il viaggio, non la meta; o come direbbe Alex Britti, “la sua dolcezza effimera
la rende così bella”.

Cogliete l’attimo della bellezza prima che fugga che il ricordo, se volete, non ve lo toglie nessuno.

 

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