WAXMORE unisce, trasforma e meticcia stoffe, colori, Paesi, idee, storie e competenze, creando prodotti Made in Italy unici, artigianali e pieni di colore.

Una delle cose che preferisco dello scrivere per Pollyanna è che inevitabilmente, scrivendo di cose belle, ti trovi a conoscere belle persone che fanno cose di valore. In tutti i sensi.

È il caso di Maria Cristina Manca, antropologa medica e stilista, e della sua linea di abbigliamento WAXMORE. WAX, come cera, e come il nome del tipo di tessuto utilizzato: il batik. Il batik prende il nome da una particolare tecnica di tintura detta “a riserva”, che si ottiene impermeabilizzando con cera (appunto) o altri materiali una parte della superficie da tingere, per poi applicare diversi colori sulle sagome rimaste del colore originale, e ottenere così la fantasia voluta. More perché dietro a ogni capo c’è molto di più di un semplice (ma bellissimo, ve lo giuro) modello da indossare.

Ho incontrato Maria Cristina Manca in un pomeriggio di diluvio universale a Firenze, ma appena ho iniziato a chiacchierare con lei e a vedere le sue creazioni i nuvoloni sono subito spariti. Cancellati dall’ondata di colori di WAXMORE e dall’energia coinvolgente di Maria Cristina.

Maria Cristina ha viaggiato, studiato e vissuto all’estero e percorso mille strade per poi trovare un punto d’incontro tra le sue due grandi passioni, l’antropologia e la moda, con WAXMORE. Un punto d’incontro perché la sua linea di abbigliamento unisce la libertà di esprimere la sua creatività senza paletti a ciò che ha imparato dal suo lavoro da antropologa: la bellezza e l’importanza dell’unicità di ognuno di noi.

(Una mantella della linea)

«Dopo vari di anni di lavoro nella moda e come costumista ho visto che non era come pensavo, che di creativo c’era poco, che il tutto si riduceva a sottostare a dei ferrei paletti che mi davano ogni volta che dovevo disegnare una nuova collezione – ha spiegato Maria Cristina – Poi sono partita per un viaggio in Messico e sono rimasta lì, riprendendo gli studi di antropologia. Cercavo risposte a molti perché delle cose, capire cosa c’era dietro, alla vita, ma anche alla moda».

L’antropologia medica la porta a lavorare per Medici Senza Frontiere e ad essere spesso in Africa, in prima linea in battaglie difficili, come quella contro l’ebola. Un incontro, quello con il continente Madre (scusate, ma a me il continente africano piace chiamarlo anche così) che cambia tutto.

«In Africa ho imparato l’importanza della libertà e della possibilità di scegliere che nel mondo Occidentale troppo spesso diamo per scontata. E ho visto e apprezzato i colori e lo stile. Ma soprattutto ho realizzato quanto l’unicità di ognuno di noi sia potente». WAXMORE unisce tutto questo: unica è la stoffa utilizzata (i tessuti wax tipici dell’Africa), unico il capo, uniche le mani che lo lavorano, unico il progetto. Unico, come ognuno di noi.

Organizzata per valore d’uso la linea WAXMORE è dedicata ad alcune categorie professionali, ai viaggiatori, a chi vive la casa come relax e piacere, come il tempo “del non tempo”, a chi viene dall’Africa e a chi la ama. Ma non è solo un’idea imprenditoriale, è un progetto circolare che parte e torna in Africa e ha l’Italia, Firenze, come centro, affiancando alla produzione la formazione e il sostegno a progetti in Africa. Quattro richiedenti asilo provenienti da varie zone dell’Africa e ospiti dei Centri di accoglienza di Firenze e Prato, inizieranno un percorso formativo e professionalizzante con stage di moda, taglio e cucito della durata di 6 mesi, all’interno del laboratorio/azienda WAXMORE. I docenti (sarte/i e specialisti del settore) saranno italiani e africani per preparare gli studenti all’attività di sarto spendibile qui, ma anche nei Paesi di origine. La formazione verrà affiancata e si alimenterà con la produzione. Per ogni prodotto venduto saranno messi in un salvadanaio virtuale da 1 a 3 euro per sostenere progetti produttivi di donne in Africa. Un vero e proprio percorso professionalizzante per cui lunedì sarà anche lanciato un crowfdunding in modo da ampliare la proposta a più richiedenti.

(Alcuni dei modelli della categoria dedicati a chi lavora in cucina)

WAXMORE è nata da pochissimo, ma è già pronta a varcare le soglie di Taste – Pitti Immagine, il salone dedicato alle eccellenze del gusto, dell’Italian lifestyle e del design della tavola: dall’11 al 13 marzo, alla Leopolda, dove presenterà per la prima volta la sua linea interamente dedicata a chef e personale di Sala. Capi che, come per tutte le altre categorie, sono unici, pratici, comodi, creati con tessuti resistenti e lavabili a soli 40 gradi, con tasche capienti e situate in punti tattici, dalle linee eleganti che fanno sentire chi le indossa a proprio agio.

Se non riuscite a passare da Firenze per toccare con mano la bellezza e la praticità di WAXMORE, fate un salto sul loro sito e la loro pagina Facebook.

Lasciatevi invadere dal colore, date sfogo alla vostra unicità.

 

FacebookTwitterGoogle+Condividi

No comments so far.

Lascia un commento