La scuola italiana, tanto bistrattata per le sue numerose lacune organizzative e infrastrutturali, è in realtà la più inclusiva del Vecchio Continente. A dirlo è l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che, attraverso l’indagine PISA (Programme for International Student Assessment) condotta su una ventina di paesi dei cinque continenti, ha individuato nell’istituzione del Belpaese quella che più riesce a ridurre le differenze sociali degli studenti che vi accedono.

Due le buone notizie che emergono dallo studio. Partendo dai lati positivi, il primo è che, nonostante il mondo del lavoro, la formazione professionale e l’università non siano in grado di alleviare le differenze tra le classi sociali che emergono alla fine della scuola dell’obbligo (anzi, tendono a rinforzarle), la scuola italiana riesce comunque a tenere abbastanza vicini i risultati di studenti che avevano diverse opportunità di partenza. In parole povere: in Italia la scuola riesce ad attenuare le differenze socio  economiche di partenza.

Per definire la questione in termini numerici, l’OCSE ha predisposto un indice in grado di descrivere la disparità tra gli alunni con un’estrazione sociale più o meno bassa in relazione alle loro competenze linguistiche. E qui sta la seconda buona notizia che emerge dallo studio visto che il punteggio italiano (0,45) risulta più basso della media OCSE (0,48) o di quello di paesi virtuosi come Germania (0,49) e Danimarca (0,64).

Francesca Borgonovi, una delle responsabili della stesura del focus, ha sottolineato il ruolo centrale del percorso scolastico affermando che «emerge in modo abbastanza chiaro il fatto che, dato l’allungamento della vita lavorativa e della fine della sicurezza di percorsi lineari della vita lavorativa, le competenze e soprattutto lo sviluppo delle competenze lungo la propria vita siano importantissime».

I dati pubblicati dall’Ocse ci dicono dunque che la scuola italiana è una scuola inclusiva, capace di supportare le studentesse e gli studenti che partono da condizioni più svantaggiate. Una scuola di cui possiamo essere orgogliosi Questo divario, però, torna a farsi sentire in tutti e i Paesi analizzati dallo studio dopo l’uscita dal sistema scolastico. È quindi molto importante investire anche sull’acquisizione di competenze lungo tutto l’arco della vita e aiutare le ragazze e i ragazzi, soprattutto chi è in condizione di svantaggio, ad affrontare al meglio la transizione dalla scuola agli studi successivi o nel mondo del lavoro.

 

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