“Le va di fare un gioco?”.

“Quale?”.

“Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto. Una qualunque. Basta che non l’abbia mai fatta”.

“E poi, dottoressa, alla fine che succede? Avrò indietro la mia vita?”.

“Ne riparliamo fra un mese, Chiara. Intanto giochi, s’impegni e non bari, mi raccomando”.

È uno dei passaggi del romanzo di Chiara Gamberale Per dieci minuti, uscito per Feltrinelli nel 2013. La protagonista, Chiara appunto, è a una svolta cruciale. La sua vita sembra cadere in frantumi, tutte le certezze si sgretolano e vengono giù, una dopo l’altra, come pesanti tessere di un domino ben congegnato. Sono quei momenti in cui la vita, con le doglie del cambiamento, ti fa evolvere e partorire un nuovo te, molto spesso più vicino a ciò che realmente sei. Senza arrendersi, tenendo duro durante la bufera, si possono rimettere assieme quei cocci, lasciando filtrare dalle crepe una luce nuova.

Come ci riesce Chiara? Ha un input giocoso e allo stesso tempo molto serio dalla sua terapeuta. Per un mese, con costanza, esci dalla tua identità canonica, quella a cui sei troppo abituata e scopriti nuova. Bastano dieci minuti al giorno di un fare, e quindi di un essere, mai sperimentati prima. Lei, all’inizio riluttante, si rimbocca le maniche e ci prova: si mette uno smalto fucsia che mai aveva azzardato, cucina pancake, va in palestra, esce da sé e lentamente scopre una pelle nuova, forse la sua pelle reale, nascosta per troppo tempo dentro di lei.

Non vi toglierò il piacere di scoprire quante situazioni si troverà a vivere. Posso però raccontarvi, uscendo dalle pagine scritte, come ho messo in pratica io questo modo di affrontare il mutamento in atto. Questi sono solo alcuni dei “miei” dieci minuti negli ultimi mesi.

Ad esempio,

  1. perdersi per almeno dieci minuti è grandioso. Ma anche di più. Cercavo un posto per iniziare a scrivere il mio nuovo libro, prendevo la macchina e andavo, seguendo la costa del lago. Così ho trovato la mia spiaggetta, esattamente quella di cui avevo bisogno.
  2. Ho usato i dieci minuti anche per spedire lettere scritte a mano, con la mia penna preferita, su una bella carta, alla persona che amo ma anche per diverse situazioni lavorative. Non più una mail sbrigativa, ma dieci minuti in più di qualità.
  3. Per lo sport istituirei almeno i trenta minuti. In ogni caso magici: muoversi fa scaricare, depura. Come si fa a stare senza?
  4. Per chi ama scrivere, come me, anche creare questo articolo può essere catalogato nei dieci minuti. Cerca ciò che ti fa stare bene, che ti viene facile. E fallo, fallo, fallo: a mitraglia.

    

Questo romanzo, profondo e leggero allo stesso tempo, da un metodo per uscire dalle secche di qualcosa che ci sta stretto. Magari senza la costanza scientifica della protagonista, bastano un paio di volte a settimana. Dieci minuti per sé, per fare una cosa nuova. Sono sicuro vi verrà in mente come spenderli appena finito di leggere il post. Più o meno: ora.

Quell’intuizione è giusta, non pensateci troppo. Se è arrivata un motivo c’è.

E quindi buona giornata con almeno dieci minuti diversi, solo vostri, tutti vostri.   

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