L’Universo ha parlato ancora. O meglio, siamo di nuovo riusciti ad ascoltarlo.

A poco più di dieci giorni dall’assegnazione del Nobel per la Fisica 2017 per la storica scoperta di queste increspature dello spazio-tempo predette da Albert Einstein più di un secolo fa, arriva dalla comunità scientifica internazionale l’annuncio di una nuova scoperta. Un nuovo fremito dell’universo.  A generarlo, stavolta, non è stata la collisione di una coppia di buchi neri danzanti, ma una nuova sorgente cosmica. Che ha emesso in tandem sia onde gravitazionali che tradizionali segnali luminosi, osservati da un network di telescopi spaziali e terrestri. A scuotere la trama dello spazio-tempo la danza vorticosa di una coppia di stelle molto massicce, dieci volte più del Sole, le stelle di neutroni.

Badate bene, non è cosa da poco: per la prima volta un evento cosmico viene osservato sia con le onde gravitazionali sia con quelle elettromagnetiche, aprendo l’era dell’astronomia multimessaggero che, sfruttando contemporaneamente segnali diversi, trasforma il modo di vedere e ascoltare l’universo.

Tutte le volte che leggo notizie così in me avviene una profonda scissione. Da una parte esulto come una bambina, mi esalto nel vero senso del termine. Dall’altra provo un vero sconforto nell’essere consapevole di non riuscire a capire fino in fondo esattamente di cosa si stia parlando e rimpiango il fatto di non avere come amico o almeno come vicino di casa un Carlo Rovelli del settore pronto a spiegarmi tutto.

 

Un lato positivo però c’è comunque: queste bellissime notizie mi spingono sempre a interrogarmi di più. In tutti i sensi.  Ed ecco perché ho scelto di fare il Buondì di oggi partendo da una notizia che di certo non posso commentare in termini tecnici. Tutto questa volta parte dalle affermazioni di Fernando Ferroni, presidente dell’Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare):

Un modo completamente nuovo di cercare risposte alle nostre domande sull’universo. È questo il significato della scoperta che oggi celebriamo. Un risultato che ci fa gioire. Come donne e uomini di scienza, perché avere a disposizione nuovi strumenti di indagine è bello quanto avere nuovi interrogativi cui dare risposta. E come persone, perché  questo traguardo è stato conquistato grazie all’impegno congiunto di migliaia di noi

Ecco, in queste sue parole c’è tutta la bellezza della scoperta e dell’evoluzione della ricerca, ma anche qualcosa in più che vorrei condividere con voi come pensiero con cui iniziare la giornata di oggi.

Siamo riusciti un’altra volta ad ascoltare l’Universo. A migliaia e migliaia di chilometri di distanza. Siamo riusciti a farlo come genere umano lavorando tutti insieme e sempre insieme continueremo a cercare risposte alle tantissime domande che (per fortuna) continuiamo ad avere. Vuol dire che insieme possiamo davvero superare i limiti del tempo e dello spazio, ma anche, banalmente, possiamo, se vogliamo, imparare ad ascoltare. E qualunque sia il messaggio ne vale sempre la pena. Proviamo a non dimenticarlo.

 

 

 

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